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L’opzione tassi sotto zero per Draghi

L’attesa è altissima e tra gli investitori nessuno mette in dubbio che la Bce, oggi, varerà importanti misure a sostegno dell’economia, per combattere la bassa inflazione e i rischi di un euro troppo forte. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, del resto, al termine della riunione del Consiglio direttivo del mese scorso, era stato insolitamente esplicito nel dare appuntamento al 5 giugno per le decisioni. «I mercati danno per scontato un forte intervento dell’Eurotower», hanno spiegato ieri gli operatori al termine di una giornata sostanzialmente piatta per le Borse e per le contrattazioni dei titoli di Stato, proprio in vista delle novità di oggi, oltre che della pubblicazione ieri del Beige book della Federal Reserve con le previsioni economiche per gli Stati Uniti. 
La Bce renderà invece note le sue stime oggi, assieme alle decisioni: i governatori delle banche centrali riuniti a Francoforte discuteranno fino all’ultimo sulle scelte da annunciare ma il pacchetto di misure è sostanzialmente pronto. Le prime saranno quelle convenzionali sui tassi: in discussione c’è il taglio – tra 0,15 e 0,10 punti percentuali – dei tassi di riferimento attualmente pari allo 0,25% e anche dei tassi sui depositi delle banche presso la Bce. Attualmente il loro livello è pari a zero con un corridoio fino allo 0,25%, un ribasso li porterebbe quindi in territorio negativo. Sarebbe la prima volta per l’Istituto di Francoforte che può solo guardare all’esperienza, non proprio positiva, della Danimarca e della Svezia. L’obiettivo di questa misura non sarebbe tanto quella di scoraggiare le banche a parcheggiare la loro liquidità presso la Bce così da favorire in alternativa i prestiti all’economia, bensì quello di determinare un indebolimento del cambio. La penalizzazione della liquidità in eccesso delle banche dovrebbe cioè disincentivare gli investimenti nella moneta unica, il cui recente rafforzamento ha contribuito, di non poco, secondo i calcoli della Bce, ad abbassare l’inflazione indicata in discesa allo 0,5%.
A far ritornare il credito bancario alle famiglie e alle imprese, soprattutto alle medie e piccole, dovrebbe essere un’altra delle misure indicate da Draghi; una nuova emissione di liquidità a favore delle banche (Ltro) in qualche modo condizionata alla concessione di prestiti alle imprese. Si tratterebbe in sostanza di una conferma delle operazioni precedenti, che hanno portato nelle banche europee oltre 1.000 miliardi di euro utilizzati però, in particolare in Italia e Spagna, per acquistare titoli di Stato e che sono arrivate quasi a scadenza. L’importo, questa volta, sarebbe tra i 4 e i 6 miliardi di euro e la scadenza di 4 anni. C’è da vedere quale meccanismo verrà utilizzato per far defluire i prestiti ottenuti dall’Eurotower verso l’economia, se la concessione di condizioni di tassi e scadenze migliori oppure se le banche potranno ottenere liquidità solo a fronte di nuovi prestiti alle imprese.
All’attenzione del Consiglio direttivo della Bce, infine, c’è il rilancio delle cartolarizzazioni: l’obiettivo è quello di arrivare all’acquisto dei titoli che impacchettano prestiti a famiglie e imprese (Abs), consentendo così alle banche di liberare risorse per prestare di più. Draghi oggi potrebbe annunciare l’impegno a muoversi in tale direzione una volta messe a punto le regole tecniche. Sarebbe questo un primo passo verso l’acquisto di altri titoli, privati e pubblici nel caso lo scenario economico si complicasse ulteriormente.

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