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L’opzione francese, per Mps spunta l’ipotesi Bnp-Bnl

Le speculazioni su un prossimo matrimonio del Montepaschi con una banca europea più grande fanno volare il titolo dell’istituto senese alla vigilia dei conti del terzo trimestre, che saranno approvati oggi dal consiglio. Se gli analisti si aspettano una perdita attorno al miliardo di euro per gli accantonamenti e le svalutazioni emerse dall’asset quality review della Bce, il mercato continua a ragionare su chi potrebbe rilevare il Monte. E il faro è puntato su un colosso europeo come Bnp Paribas, che in Italia controlla dal 2006 Bnl, istituto romano che da oltre dieci anni è stato più volte candidato a fondersi con la banca senese.
Ieri è stata un’analisi della «Breakingviews» della Reuters il pretesto per gli acquisti su Mps, peraltro fiaccato dalle perdite di inizio novembre. Il titolo è stato anche sospeso per eccesso di rialzo e poi ha chiuso a 0,679 euro, in aumento dell’1,95%. Secondo l’analisi, Bnp Paribas potrebbe estrarre dall’integrazione con Siena fino a 3 miliardi di euro di sinergie, oltre a espandere la rete di agenzie presenti in Italia. Da Siena non sono arrivati commenti, mentre Bnp Paribas aveva già escluso un interesse per l’istituto presieduto da Alessandro Profumo.
Resta il fatto che la banca è ufficialmente alla ricerca di una svolta strategica. E «tutte le opzioni sono aperte» hanno sottolineato sia Profumo sia l’amministratore delegato, Fabrizio Viola. Ieri i vertici dell’istituto hanno convocato un preconsiglio dedicato agli scenari futuri, come previsto dalle normative di Bankitalia che consigliano riunioni informali per parlare di temi strategici. L’incontro si è svolto a Castelnuovo Berardenga, presso la sede della Mps Tenimenti, l’azienda vinicola controllata dal Monte. D’altronde l’incarico agli advisor Ubs e Citi non riguarda solo l’aumento di capitale da 2,5 miliardi necessario per colmare la carenza patrimoniale emersa dagli stress test della Bce, ma appunto anche un’eventuale integrazione con un altro soggetto.
Le speculazioni in queste settimane hanno indicato tra i gruppi potenzialmente interessati soggetti esteri come Bnp o Credit Agricole, anch’esso presente in Italia con Cariparma e Friuladria, o la spagnola Santander, che invece è assente dal mercato italiano retail. Secondo alcuni banchieri d’affari, a Mps potrebbe guardare con maggiore interesse un istituto non presente in Italia, visto che non ci sarebbero sovrapposizioni a livello di rete e soprattutto di direzione generale e dunque potrebbe esserci minore necessità di interventi drastici su personale e struttura. Altri hanno invece indicato come probabile un intervento domestico, e in prima fila dentro questa categoria viene considerato Ubi Banca, visto che sia Intesa Sanpaolo sia Unicredit si sono tirate fuori da un risiko nazionale. Su Mps è intervenuto ieri il ceo di Unicredit, Federico Ghizzoni, richiesto di un commento sul Financial Times che aveva definito «imbarazzante» la banca senese: «I vertici dovrebbero essere ringraziati per il lavoro che stanno svolgendo: la banca sta attraversando una profonda ristrutturazione con successo e senza, di fatto, alcun supporto pubblico».

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