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L’opzione è doppia: facoltativa o delegata

La mediazione scorre su due binari: quella facoltativa e quella delegata dal giudice.

Dopo la bocciatura della mediazione obbligatoria (e cioè condizione di procedibilità dell’azione) sono sopravvissute due forme di procedimento alternativo al processo, che coinvolgono gli organismi di mediazione. E questi devono osservare la massima chiarezza e trasparenza: dal ministero della giustizia, dopo la sentenza della consulta, è arrivato un richiamo a esporre chiaramente la natura non necessaria della media-conciliazione istituita dal dlgs 28/2010.

– Mediazione delegata. La bocciatura della mediazione obbligatoria non implica l’abbandono dell’idea dell’accordo, come possibile esito del contenzioso. Non necessariamente la lite deve finire con una sentenza su torti e ragioni.

Anzi c’è più di un buon motivo per mettersi d’accordo, non ultimi i rincari esponenziali del costo della giustizia (uno per tutti l’aumento del contributo unificato) e le modifiche ai codici di rito (le impugnazioni hanno filtri strettissimi di accesso). Certo uno sbocco conciliativo c’è nello stesso processo e vede protagonisti gli avvocati e il magistrato. Ma potrebbe darsi che lo spirito conciliativo, manifestato nel processo, trovi sbocco fuori dal processo.

La sentenza della Corte costituzione n. 272/2012 ha colpito solo la mediazione obbligatoria, ma non quella delegata (su invito del giudice). Secondo il tribunale di Varese, eliminato dall’ordinamento l’obbligo della mediazione, rimane comunque vivo il diritto alla mediazione, che trova spazio attraverso l’eventuale adesione delle parti, all’invito sottoposto dal giudice (ordinanza n. 14 dicembre 2012). È evidente, tuttavia, che, senza forme obbligatorie, si tratta di un diritto dimezzato, in quanto la realizzazione dipende dalla volontà del proprio avversario.

In proposito va anche segnalata un’altra decisione del tribunale di Varese (ordinanza dell’11 gennaio 2013): a fronte della richiesta degli avvocati delle parti in causa di un rinvio «per trattative», invece di limitarsi a fissare la data di una successiva udienza, ha, d’ufficio, invitato le parti a valutare l’opportunità di avvalersi della mediazione disciplinata dal decreto legislativo 28/2010. In sostanza il giudice ha fissato un’altra udienza, nella quale raccogliere il consenso o il dissenso delle parti ad attivare la mediaconciliazione e per decidere se rinviare la causa una data successiva al termine della stessa (e quindi almeno dopo 4 mesi). Il giudice ha anche avvisato le parti che dovranno sopportare i costi della mediazione come previsto dalla legge.

Una scelta di questo tipo incentiva certamente a una soluzione stragiudiziale, che potrà avvenire anche a prescindere della mediazione, considerato che le parti potranno accordarsi e, quindi, abbandonare il processo.

– Obbligo di trasparenza per gli organismi. Il ministero della giustizia, con la circolare 12 novembre 2012, ha fornito indicazioni sugli effetti della sentenza della consulta.

In particolare ci sono ripercussioni sulle modalità di tenuta delle sedute, essendo venuta meno la regola per cui questa va tenuta anche in assenza della controparte; sui compensi dovuti, non essendoci più conciliazioni obbligatorie per cui praticare una tariffa ridotta; sull’obbligo di tenere la mediazione, nonostante il mancato versamento dei compensi, considerato che tale obbligo non sussiste più, non essendoci più mediazioni obbligatorie. Di tutto ciò devono tenere conto gli organismi nei loro regolamenti interni.

Inoltre l’organismo di mediazione è tenuto a uno specifico obbligo di informazione della parte che ha attivato la procedura e anche dell’avversario del carattere facoltativo del tentativo di mediazione. D’altra parte il verbale di conciliazione è idoneo a diventare titolo esecutivo e può essere omologato dal tribunale.

Prima degli organismi di mediazione devono essere trasparenti gli avvocati. Il taglio della Consulta ha risparmiato la regola che impone all’avvocato all’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato è tenuto a informare l’assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione e delle relative agevolazioni fiscali.

L’informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. In caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto tra l’avvocato e l’assistito è annullabile, ma non ci sono effetti sul potere di rappresentanza in giudizio.

Il documento che contiene l’informazione è sottoscritto dall’assistito e deve essere allegato all’atto introduttivo dell’eventuale giudizio. Anche sul giudice residua un obbligo di informativa alle parti: se verifica la mancata allegazione del documento informa gli interessati della facoltà di chiedere la mediazione.

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