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L’operazione dopo Euronext, Webuild e Nexi Sia

È la conferma di un dato che sembra improbabile ma non lo è: nel terribile anno 2020 — con il Pil in picchiata — è cresciuta la propensione al risparmio degli italiani anche per effetto delle misure di distanziamento imposte dalla pandemia. Cassa Depositi intercetta inevitabilmente la tendenza perché la raccolta postale aumenta del 4% rispetto al 2019, di 10 miliardi in valore assoluto arrivando a 275 miliardi di euro. Ciò finisce per trainare anche la raccolta complessiva gestita dalla società guidata da Fabrizio Palermo che tocca i 378 miliardi (+6%), considerando quella bancaria ed obbligazionaria. Ciò è dovuto non solo a una maggiore capacità di accumulo degli italiani ma probabilmente anche a un’offerta sempre più sofisticata di prodotti da parte della stessa Cassa. Non è un caso che sia cresciuto del 75% il canale online. È ormai possibile sottoscrivere un buono postale o aprire un libretto solo via computer. Studi di mercato segnalano come stia crescendo la quota di risparmiatori più giovani negli investimenti su prodotti dal rendimento sicuro fino a ora tendenzialmente refrattari a farlo per una minore capacità di risparmio.

Da qui la missione ancora più centrale per Cassa Depositi: sostenere il Paese, gli enti locali e le imprese, con capitali pazienti a supporto di attività ritenute utili a produrre crescita ed occupazione. Sono state mobilitate 39 miliardi di a livello di gruppo anche per la necessità di rispondere all’emergenza. Il bilancio del 2020 fa registrare un utile netto di 2,8 miliardi, l’indicatore principale sulla creazione di valore della capogruppo che quindi incrementa il patrimonio netto, anche grazie al contributo di 1,1 miliardi di dividendi generati dalle sue partecipate. Ha sofferto solo il risultato del gruppo che comprende anche le società partecipate di cui Cdp non esercita direzione e controllo. Penalizzata in primis Eni per le fluttuazioni nel corso dell’anno del valore del greggio, di cui Cassa detiene il 26% del capitale. Soddisfazione da parte delle fondazioni bancarie, che detengono il 16% del capitale di Cdp (la restante parte è in carico al Tesoro). Francesco Profumo, presidente dell’associazione che le rappresenta, rileva che Cdp sia «un agente di sviluppo sostenibile, che può svolgere un ruolo di protagonista per accompagnare la ripartenza».

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