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L’opera è glam. Star e tradizione per “La Traviata” di Sofia Coppola

UNA SCALINATA troneggia nel salone delle feste e al centro della scena una Violetta, interpretata dalla soprano Francesca Dotto, è classica, quasi viscontiana. Si alza così il sipario sulla
Traviata di Sofia Coppola. Mentre all’esterno un gran sfarzo di costumi e celebrities nella serata di gala al Teatro dell’Opera di Roma. La Capitale torna almeno per una sera la Hollywood sul Tevere. Sul red carpet sfilano Kim Kardashian e Kanye West, il ministro Boschi con Giachetti, l’attrice “no Brexit” Keira Knightley, Laura Morante e Pierfrancesco Favino, l’étoile Eleonora Abbagnato col marito ex calciatore Federico Balzaretti.
Un’opera cult, uno stilista mito, Valentino, che ha chiamato a firmare la regia una star del cinema prestata alla lirica, Sofia Coppola, figlia d’arte e “cugina alla lontana di Riccardo Muti”, autrice di film epocali comeLost in Translation e Maria Antoniette, vincitrice di un Oscar e di un Leone d’Oro, alla sua prima esperienza nel teatro musicale. Il papà Francis Ford Coppola non l’ha voluta lasciare sola e si è precipitato a Roma per applaudirla in attesa di lavorare a un nuovo lungometraggio, Distant Vision, sulla storia di una famiglia italo-americana. Un omaggio alle sue radici lucane.
Un miracolo italo-americano, è stata definita così la rilettura del melodramma verdiano. Tutto è nato da un’idea di Valentino e del suo braccio destro, Giancarlo Giammetti, che fa gli onori di casa. Stringe mani, sorride, accoglie gli ospiti. La parola che corre di bocca in bocca è “freschezza”. Viene utilizzata sia per i costumi dell’eroina verdiana Violetta che per definire il nuovo allestimento che ora vogliono anche in Giappone. La grave aria di fatalismo e rassegnazione che accompagna la narrazione contemporanea della Capitale per una sera sembra più lontana.
La Morante si sottrae ai microfoni, la Boschi incanta il foyer, il regista Giulio Base non stacca gli occhi dal suo smartphone. In questa gran soirée capitolina si trova di tutto e non si fa caso a niente. Passano Christian De Sica, reduce dall’ospitata da Fazio in cui ha ricordato la sua partecipazione a Sanremo del 1973 con Mondo mio davanti a uno schifato Mike Bongiorno.
Contaminazioni di stili e belle arti. Aureo sfolgorio di sorrisi e chiacchiera vivace nella fila di amiche newyorchesi di Sofia Coppola: ci sono quelli che ostentano tonnellate d’erudizione, quelli che “non sopportano la musica lirica” ma hanno fatto carte false per avere l’invito, e infine quelli che avrebbero dato “mezzo stipendio” per esserci ma per ora si contentano di commentare ad alta voce dietro le transenne.
Il ministro Franceschini, che ha voluto incontrare nei giorni scorsi Sofia Coppola, ha sottolineato come la lirica sia un mondo pieno di potenzialità: «Abbiamo bisogno di allargare la platea». Per adesso ci sono le riprese ad altissima definizione della Rai, il pop e la mondanità. Il bel canto e il il glamour. Tutto si tiene nel nome della Traviata che è «meglio di un concerto rock», come ha detto Valentino. E mentre il sovrintendente Fuortes è orgoglioso per il record di incassi (oltre un milione e 200mila euro), l’ex terzino della Roma, Federico Balzaretti, marito dell’étoile Eleonora Abbagnato, sottolinea la rinascita del Teatro fino a qualche anno fa al collasso, oramai diventato un gioiello e «un motivo d’orgoglio per la città». Poi il brindisi finale per la Traviata glam griffata Valentino e Coppola: «Libiamo ne’ lieti calici…».
Francesco Persili
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