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L’Opec lascia i tagli, il petrolio vola a 67 dollari

Torna a salire, recuperando i livelli pre Covid, il prezzo del petrolio che nei primi mesi della pandemia, sotto lockdown, aveva registrato un crollo tale da portare le quotazioni in terreno negativo, come nel caso del 27 aprile dello scorso anno quando ha toccato addirittura meno 37 dollari al barile. La ripresa da inizio 2021 è stata guidata dal recupero della domanda cinese e dal maggior consumo in Occidente di prodotti di largo consumo, come le materie plastiche, utilizzabili in casa.

Ieri, dopo un avvio in cauto rialzo, le quotazioni del petrolio hanno messo il piede sull’acceleratore fino a chiudere a 67 dollari al barile, dopo il dato sulle scorte settimanali di greggio americano, aumentate a sorpresa. La spinta al rialzo è arrivata dall’attesa riunione Opec+, che ha confermato l’attuale livello dei tagli alla produzione anche per il mese di aprile, decidendo di non incrementare la produzione di 500 mila barili, mantenendola invariata. Durante il vertice l’Arabia Saudita ha dato la sua disponibilità a prolungare ad aprile i tagli extra da un milione di barili al giorno. Il mercato dell’ “oro nero” «non si è ancora ripreso completamente dagli effetti della pandemia del Covid anche se la situazione è certamente migliore rispetto allo scorso anno» ha affermato nel corso del vertice il vice primo ministro russo Alexander Novak. L’Arabia Saudita ha esortato i membri dell’Opec + alla cautela prima dei colloqui cruciali sull’opportunità di aumentare la produzione di petrolio il mese prossimo. Hanno dato fiducia le parole del ministro dell’Energia saudita , il principe Abdulaziz bin Salman: «A costo di sembrare un disco rotto, vorrei ancora una volta sollecitare cautela e vigilanza», ha detto all’apertura del vertice in videoconferenza. Parole che hanno ulteriormente fatto impennare ieri i prezzi del greggio.

Il 2020 sarà anche ricordato come l’anno del calo record dei consumi di energia (-10% rispetto al 2019), la contrazione della domanda più elevata dal biennio 1943-44, quando l’Italia era in piena Seconda guerra mondiale. L’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano dell’Enea evidenzia che il 60% del crollo dei consumi di energia primaria riguarda al petrolio, dovuto alla forte riduzione del traffico stradale e aereo. Discesa del 12% rispetto al 2019 e inferiori del 40% rispetto ai livelli del 2005 anche per le emissioni di Co2, dovuta alla caduta del Pil e al progresso tecnologico sempre più proiettato verso fonti di energia rinnovabile. «Le emissioni di Co2 sono diminuite più dei consumi di energia (12% contro 10%) — ha spiegato Francesco Gracceva, il ricercatore ENEA coordinatore dell’Analisi,— poiché il decremento ha riguardato soprattutto fonti fossili e, in particolare, quelle a maggiore intensità carbonica come petrolio e carbone».

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