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L’Opec ammette: “Petrolio in declino il futuro è del gas”

Nonostante la domanda di energia sia destinata ad aumentare nei prossimi anni, soprattutto grazie alle economie dei paesi emergenti, il peso del petrolio è destinato inevitabilmente a scendere. Così come quello del carbone. Il vero vincitore della partita sarà il gas, con le rinnovabili subito alle spalle.
A dirlo non è un centro studi con simpatie ambientaliste. Ma è l’ultimo documento di previsione dell’Opec, l’organizzazione che raccoglie i principali paesi produttori di greggio.
L’Opec fissa anche una data che simbolicamente potrebbe diventare un simbolico spartiacque del mondo dell’energia. Perché da qui al 2040, il peso del petrolio e del carbone nello scenario mondiale andrà progressivamente a calare e scenderà al 53 per cento della copertura del fabbisogno globale.
A leggere i numeri potrebbe sembrare che le fonti fossili abbiano il sopravvento anche nei prossimi 24 anni: ma quello che mette in evidenza il rapporto dell’Opec è la tendenza complessiva, che appare ormai inarrestabile.
Sebbene la domanda di energia nel mondo sia vista in crescita del 40 per cento entro il 2040, il peso sarà quasi tutto sulle spalle delle economie emergenti, dove la domanda è destinata a salire del 64 per cento. La domanda di petrolio avrà ancora un picco fino al 2021, ma nei 20 anni successivi è destinata a fermarsi, salendo dai 99,2 milioni di barili al giorno del 2021 al 99,8 milioni del 2040.
Per quella data, si sarà consumato il sorpasso del gas sulle fonti più inquinanti: nel mix complessivo, il gas peserà per il 27 per cento, contro il 26 per cento del petrolio e con il carbone al 24 per cento, mentre le rinnovabili conteranno complessivamente per il 17 per cento e il nucleare avrà ancora una fascia residuale del 6 per cento. Dati di tutto rilievo, se si pensa che solo due anni fa le rinnovabili coprivano il 4 per cento della produzione mondiale e il carbone era sopra il 50 per cento.
Il peso delle fonte fossili, in realtà, potrebbe scendere ancora più drasticamente se i paesi economicamente più avanzati introducessero un sovrapprezzo sulle emissioni di CO 2 . Come fa capire lo stesso Opec nel suo documento: «L’allontanamento dal carbone in favore del gas e verso le energie rinnovabili non deve soprendere, visto che i politici sono sempre più orientati verso iniziative di contrasto dei cambiamenti climatici». Tutti temi di cui si discute a Marrakech fino al 18 novembre, dove ieri si è aperta la conferenza Onu sul clima che deve rendere operativo l’Accordo di Parigi siglato un anno fa.
L’aumento della domanda di petrolio da qui al 2021 ha portato molti paesi a produrre al massimo di sempre provocando il calo dei prezzi, ma anche degli investimenti per la ricerca di nuovi giacimenti. Mettendo in crisi le finanze pubbliche di quei paesi che si basano sulla vendita di materie prime. Come la Russia, che il 5 dicembre metterà sul mercato il 20 per cento del colosso Rosneft, per permettere al Cremlino di fare cassa. E anche questo è uno dei simboli del piano inclinato su cui è salito il petrolio.

Luca Pagni

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