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«L’Opa su Parmalat in regola con il mercato»

di Massimo Sideri

MILANO— Se non è stato un via libera «politico» all’Opa dei francesi di Lactalis sulla Parmalat ci è mancato veramente poco. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha fatto sapere ieri mattina che l’offerta — ampiamente osteggiata dal suo ministro, Giulio Tremonti che aveva parlato di operazione alla Gordon Gekko— «rispetta le regole di mercato» . Il messaggio è stato confermato da una nota di Palazzo Chigi in cui si smentiva però che il premier avesse ricevuto rassicurazioni in merito dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas. Anche se lo stesso Vegas ha fatto sapere nei giorni scorsi che la risposta arriverà velocemente, l’esame è ancora in corso. Si parla della prossima settimana. In ogni caso le parole del premier, arrivate a borsa aperta e poco prima del board della società di Collecchio, potrebbero causare non poco imbarazzo se dalla Consob per ipotesi estrema non dovesse arrivare il via libera all’operazione dei Besnier. Da segnalare le obiezioni implicite che il leader della Lega, Umberto Bossi, continua ad avanzare sul dossier: «Risolviamo una cosa alla volta— ha detto— ora abbiamo risolto la questione della mozione sulla Libia» . Il titolo, dopo aver sonnecchiato per diversi giorni sui 2,55 euro, era salito fin dal mattino riposizionandosi proprio sul prezzo dell’Opa, a 2,6 euro con un guadagno dell’ 1,33%sulla notizia che ieri non ha trovato conferma nei fatti di una richiesta da parte di Bondi di un rialzo a 2,8 euro già nel board del pomeriggio. Durante l’incontro che un consigliere ha definito «rapido e tranquillo» non se n’è infatti parlato. Anche se non è mancata una «spigolatura» nel comunicato successivo al consiglio di amministrazione: «Si precisa che tale offerta non è stata né sollecitata né concordata con la società» . «È un fatto» minimizzano delle fonti vicino al gruppo, anche se non era certo obbligatorio segnalarlo. Se possa essere un indizio sulla strada della richiesta di ritocco verso l’alto dell’offerta lo si vedrà nei prossimi giorni. Il gruppo ha infatti dato l’incarico ai seguenti advisor finanziari e legali per l’assistenza in relazione alla offerta: Goldman Sachs, Shearman &Sterling, Studio Legale Lombardi Molinari e Associati e Studio Legale Legance, uno spin-off dello studio Gianni Origoni e Grippo. Lombardi si occuperà del capital market, Legance della questione giuslavoristica e Shearman del tema Antitrust. La palla passa ora in mano a Vegas: la Parmalat non ha ancora il prospetto che verrà reso pubblico solo dopo le richieste dell’Authority e il via libera. Nella sostanza dunque gli advisor resteranno per adesso alla finestra in attesa di poter spulciare il documento. Intanto il prossimo consiglio di amministrazione del gruppo è in agenda per il 12 maggio: all’ordine del giorno c’è l’analisi della trimestrale del gruppo del latte ma nulla impedirà di parlare anche dell’Opa se gli advisor avranno preparato la fairness opinion. Come al solito Bondi si è allontanato dopo il consiglio senza rilasciare commenti. Chi lo conosce lo descrive tranquillo anche in quella che si sta mostrando una battaglia all’ultima confezione di latte. Capire cosa potrebbe succedere ora non è facile: che si possa arrivare a uno scontro diretto con la dichiarazione dell’ostilità dell’Opa sembra improbabile. Più facile che si possa tentare effettivamente la strada del ritocco. E in ogni caso per conoscere come andrà a finire la telenovela «Laval versus Collecchio» bisognerà attendere l’assemblea di fine giugno: anche se i francesi dovessero presentarsi con un pacchetto al di sopra del 50%lo statuto parla chiaro: alla maggioranza vanno al massimo 9 consiglieri su 11. E chissà se Bondi continuerà la battaglia per la sua Parmalat dai banchi dell’ «opposizione» .

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