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L’Opa per lasciare la Borsa costa ai Benetton 276 milioni

di Maria Silvia Sacchi

MILANO — Sarà lanciata a 4,6 euro per azione, in contanti, l'Opa di Edizione su Benetton. Con un premio, dunque, del 15,6% sul prezzo ufficiale (3,98 euro) registrato lunedì 31 gennaio, giorno della sospensione dei titoli.
Il prezzo è stato comunicato ieri da Edizione, la holding della famiglia Benetton che già controlla il 67,08% del capitale del gruppo della moda. L'esborso massimo sarà di 276,6 milioni di euro e la società (assistita da Banca Imi, Mediobanca, Unicredit e dallo studio legale Bonelli Erede Pappalardo) ha specificato di disporre delle linee di credito necessarie. Oggi l'Opa sarà sul tavolo del consiglio di amministrazione di Benetton Group, che nominerà anche i propri advisor (Morgan Stanley e Studio Gianni).
Comunicando il prezzo, Edizione ha spiegato anche il perché di un'operazione che ha alimentato molte congetture sul mercato e ha confermato la volontà di dare libertà di manovra al gruppo in un momento particolarmente complesso di mercato. Nello stesso tempo, ha precisato di non aver assunto «alcuna decisione con riferimento a possibili fusioni, scissioni e operazioni straordinarie» che riguardano Benetton. Una frase, quest'ultima, che da una parte esclude una eventuale fusione di Benetton in Edizione e, dall'altra, esclude operazioni imminenti di Benetton, come per esempio alleanze o l'ingresso di un fondo.
Quello che sarà nel medio-lungo periodo il progetto industriale del gruppo di Ponzano Veneto si conoscerà più avanti. Nel suo comunicato, Edizione ha spiegato che l'Opa rientra nel programma «finalizzato ad agevolare il futuro assetto competitivo di Benetton Group» e si pone l'obiettivo della revoca della quotazione. Le motivazioni dell'offerta «risiedono principalmente nella considerazione della rapida e profonda evoluzione del contesto di mercato in cui opera Benetton Group. Infatti — dice Edizione — la modifica dei modelli di consumo nei mercati di riferimento dell'azienda e la pressione sui margini derivanti dalla crescita delle materie prime richiedono una strategia di rafforzamento del modello di business su cui sono fondati la storia e il successo di Benetton Group». Secondo la famiglia veneta, il delisting potrà «fornire al management la flessibilità richiesta nel medio e lungo termine per implementare le azioni necessarie a fronteggiare le sfide derivanti dal mutato contesto competitivo».
Insomma, per l'azienda inizia una nuova fase imprenditoriale. Che segna anche il definitivo passaggio di consegne tra il fondatore Luciano Benetton e il figlio Alessandro, già vicepresidente esecutivo e indicato come prossimo presidente in occasione dell'assemblea che in primavera approverà i conti (in calo) del 2011.
Proseguono, intanto, le indagini della Consob (e potrebbero non essere escluse azioni legali della stessa società, come in casi analoghi altri gruppi hanno fatto) sullo strappo dei titoli Benetton, che in due sedute erano rimbalzati del 23% costringendo la società, martedì, a chiedere la sospensione dei titoli e ad anticipare l'Opa sia per fermare movimenti che sembrano essersi avvalsi di informazioni privilegiate sia, anche, per evitare l'azzeramento del premio.
 

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