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Lontano da casa solo per guadagnare

Le Assicurazioni Generali sembrano aver indicato la strada. Da quando, meno di un anno fa, è arrivato sulla tolda di comando Mario Greco, il Leone di Trieste ha rivisto dalle radici la propria presenza estera. Meno bandiere piantate sulle tavole dell’atlante, più business. Greco ha recentemente venduto le attività in Messico come prima si era separato da quelle statunitensi e ha posto in vendita Bsi, la banca basata a Lugano con la stessa decisione con cui ha alienato una quota del capitale di Banca Generali. Un esempio da seguire, visto che Greco in sette mesi ha portato a casa più di 2,2 miliardi, soprattutto dal mondo del credito, se è vero che anche le banche italiane dopo una campagna d’Europa che ha avuto il suo momento più alto con la conquista della bavarese Hvb da parte di Unicredit, nel 2005, hanno negli ultimi tempi ristretto l’orizzonte delle loro attività.
Sotto un comune denominatore: la presenza estera deve essere confermata dal conto economico. Altrimenti si procede con dismissioni e taglio dei costi. L’espansione in quanto tale o la presenza quale socio di minoranza in banche altrui non è più adeguata allo spirito dei tempi. Meglio vendere allora, come hanno fatto Unicredit, Popolare Milano, Bper, Banco Popolare e, più in là nel tempo, il Monte dei Paschi di Siena che per pagare Antonveneta iniziò col cedere, nel 2008, i 17 sportelli che contava nell’area di Parigi e i tre in Belgio.
Unicredit
La banca italiana con maggiore rilevanza estera non ha cambiato strategia oltreconfine, ma è certo che la mano del ceo Federico Ghizzoni si è fatta sentire. Unicredit punta a est, ma non indistintamente. Piazza Cordusio ha chiuso nei mesi scorsi l’esperienza in Kazakhstan, un’avventura costata circa un miliardo di euro e ha venduto una quota di Bank Pekao, la prima banca polacca, mantenendone però la maggioranza assoluta. Sono questi gli esempi del peggio e del meglio che Ghizzoni ha trovato tra le controllate estere che anche oggi permettono a Unicredit di realizzare nell’Est Europa (l’area Cee, Central East Europe), più utili che in Italia. Nel 2012 a fronte di profitti operativi netti per 457 milioni di tutto il gruppo, il contributo dell’area Cee e della Polonia ammontava a 2.452 milioni, chiaro indicatore che da qualche altra parte il gruppo perdeva. E nei primi tre mesi di quest’anno, a fronte di profitti operativi di gruppo per 1.089 milioni, dall’area Cee e dalla Polonia sono arrivati in Piazza Cordusio 626 milioni, una cifra vicina al 60 per cento del totale. Soprattutto va considerata la massiccia presenza in aree ricche quali l’Austria e la Germania (dove Hvb ha messo in vendita il private equity per 600 milioni: Coller Capital, Axa pe e Alpinvest partners in corsa), o a forte incremento del pil, come la Turchia, sebbene a rischio di stabilità democratica, come si è recentemente visto. Nell’area, Unicredit destina prestiti alla clientela soprattutto in Polonia (26 per cento), Turchia (15) e Russia (13). Ma non esita ad allargare l’orizzonte. Nelle scorse settimane ha aperto la terza filiale in Cina, a Shanghai.
Intesa Sanpaolo
L’erede della Banca Commerciale Italiana — per anni bandiera del credito dell’Italia all’estero — si è mossa in passato con molta attenzione e, se non ha cavalcato la tigre come Unicredit negli anni ruggenti, non deve ora svoltare bruscamente. Le controllate di Cà de Sass sono in 12 paesi (Albania, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Russia, Ucraina ed Egitto), con pesi diversi — nella Repubblica Ceca c’è un’unica filiale, a Praga, ma della banca slovacca — e complessivamente Intesa è presente di 40 nazioni, considerando anche la Tunisia (ufficio di rappresentanza) e la Polonia (filiale corporate).
Banco Popolare
Pier Francesco Saviotti ha ereditato dalla gestione Fiorani della Popolare di Lodi alcune controllate e partecipate estere di cui volentieri non avrebbe fatto conoscenza. Così, appena ha guardato dentro ai conti, ha proceduto con le vendite. La controllata in Repubblica Ceca è stata venduta due anni fa, quella in Romania nel dicembre 2012, mentre mercoledì 5 giugno scorso ha concluso la propria attività diretta in Bulgaria cedendo a Magnet Bank il Banco Popolare Hungary, 10 sportelli e 145 dipendenti. Un’operazione senza impatti significativi su conto economico e stato patrimoniale, ma che evidenzia l’intenzione di proseguire con la propria focalizzazione sul core business bancario in Italia. «La nostra presenza estera è oggi concentrata nelle filiali operative di Londra e del Lussemburgo — dice Saviotti — e nella controllata in Croazia. È una banca che stiamo migliorando sotto l’aspetto della profittabilità e della organizzazione, ma che ugualmente contiamo di cedere nel medio periodo. Il nostro focus è sull’Italia dove vogliamo recuperare la piena redditività dalle nostre attività, lavorando con serietà e molta attenzione alla gestione. E se ci impegniamo con gli immobiliaristi lo facciamo unicamente per tentare di recuperare i nostri soldi». La vecchia Bpl Suisse è ormai in liquidazione e nei progetti di Saviotti all’estero rimarrà la sola Aletti in Svizzera.
Le altre
Non solo le grandi corazzate del credito hanno cercato negli anni scorsi l’avventura all’estero. Anche istituti di medie dimensioni hanno provato ad allargare gli orizzonti, chi direttamente, aprendo filiali, chi cercando partecipazioni azionarie incrociate. Detto del Monte dei Paschi che ha ceduto ormai cinque anni fa le proprie attività a Parigi e a Bruxelles, il cerchio si stringe alla Popolare di Milano (Bpm), alla Popolare dell’Emilia-Romagna (Bper) e a Veneto Banca. Bpm si ferma a uno scambio azionario: ha una partecipazione in Crédit Mutuel (1 per cento), mentre i francesi hanno il 6,8 per cento in piazza Meda. A fine 2012 Bpm ha disdetto l’accordo di partnership strategica e industriale con i francesi che scadrà alla fine di quest’anno e che quindi non verrà automaticamente rinnovato. Si tratta dell’accordo sulla bancassurance che in sostanza libera le mani alle parti dopo la firma di sottoscrizione del 22 aprile 2004.
Bper invece era presente all’estero con una lunga serie di micro-partecipazioni in una rete di banche popolari: Bosnia-Erzegovina (2,13 per cento), Croazia (0,41), Slovenia (3), Repubblica Ceca (0,93), Ungheria (1,42), Romania (0,33). L’intero pacchetto è stato ceduto il 22 dicembre 2011 a Volksbank International ed oggi Modena non ha una presenza diretta oltreconfine.
Conferma invece la propria presenza nell’Europa dell’Est la popolare Veneto Banca, presente con piccole realtà dirette in Croazia, Romania, Moldavia e Albania. Un’avventura iniziata una decina d’anni fa, quasi per sfida e che puntava ad accompagnare la prima fase della delocalizzazione delle imprese del Nordest italiano nel vicino Est d’Europa. Una presenza strategica che a Montebelluna confermano di voler mantenere.

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