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Londra teme la deflazione, tassi bassi fino al 2016

Doveva accadere nel primo trimestre di quest’anno, poi s’era ipotizzato uno slittamento all’autunno, ora il mercato ragiona sul 2016. I tassi inglesi non cresceranno prima di allora, inchiodati a un’inflazione che resta allo 0,5% e quindi molto distante dal target del 2 per cento. Sulla Gran Bretagna si allungano scenari di deflazione, ma, al tempo stesso, sembra convergere una congiuntura (quasi) perfetta, fatta di prezzi inchiodati dal crollo del petrolio, ma con la contestuale crescita del Pil e dei salari. Lo prevede la stessa Banca d’Inghilterra (BoE) che nell’inflation report illustrato ieri dal governatore Mark Carney ipotizza una progressione dell’economia del 2,9% sia nel 2015 sia nel 2016 e retribuzioni in aumento del 3,5% quest’anno dopo il ritocco dell’1,7% registrato nel 2014. La dinamica salariale è stata lenta nel Regno Unito in uscita dalla crisi, ma le attese indicano che ci sarà un’accelerazione.
Il governatore è convinto che i prezzi rimbalzeranno verso la fine dell’anno (quando tornerà a crescere anche il petrolio, secondo le stime di molti analisti) per cui ritiene che non si possa parlare di vera deflazione. E se così non fosse? Mark Carney è stato esplicito nell’indicare che la banca centrale potrà tagliare ancora i tassi (oggi sono allo 0,5%), ma per ora non gli pare necessario. «Il Regno Unito non è in deflazione, la più importante ragione per una dinamica dei prezzi lontana dagli obiettivi è il costo dell’energia e dei generi alimentari…il quadro si stabilizzerà alla fine dell’anno».
Per Mark Carney la caduta del barile deve essere considerata «indubbiamente buona per l’economia» capace com’è di creare quella combinazione piuttosto rara fatta di «salari in aumento, prezzi dell’energia e del cibo in calo ovvero fenomeni che consentono ai contribuenti di aumentare il proprio potere d’acquisto». I consumi continueranno a tenere ben caldo il motore di un’economia che, nel caso britannico, si basa quasi esclusivamente su di essi.
In realtà fra le note flautate di Mark Carney si scorge qualche legittima, lontana preoccupazione. L’ha illustrata lo stesso governatore al Cancelliere dello Scacchiere George Osborne nella lettera che spiega la prossima strategia della Bank of England. I timori sono due e sono opposti. La deflazione potrebbe dimostrarsi più marcata di quanto previsto e non sarebbe la prima volta anche perché sul dato dell’occupazione la BoE due anni fa aveva già clamorosamente sbagliato i calcoli. In questo caso Carney farà ricorso a tutti gli strumenti già usati: dalla riduzione ulteriore dei tassi al quantitative easing. Se non accadrà – ed è molto probabile – potrebbe invece consumarsi la dinamica opposta con un balzo dell’economia oltre le ipotesi, prodotto anche dal greggio ai minimi. Per questo i mercati scommettono su un rialzo dei tassi nei primi mesi del 2016, non appena la «deflazione buona» avrà lasciato spazio all’aumento del costo della vita. E scommettono con la benedizione, neppure troppo indiretta, del governatore, chiaro nel precisare che «la prossima più probabile mossa in politica monetaria è il rialzo dei tassi».

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