Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Londra stringe sulle banche «private»

È questione di mesi. Quanti lo dirà, forse, il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne nel tradizionale discorso di Mansion House il 19 giugno. La più grande privatizzazione nella storia del Regno Unito, con il ritorno a contribuenti e istituzioni del 39% di Lloyds e dell’82% di Royal Bank of Scotland prende forma nei sussurri della City che solo George Osborne confermerà, con relativa precisione, nei prossimi giorni. La sensazione è che il Cancelliere indicherà la fine dell’anno come data limite per avviare la cessione delle quote pubbliche di Lloyds. Dovrà essere il test di un cammino che porterà il Tesoro a dismettere 48 miliardi di sterline di titoli, ai corsi attuali, a fronte di un esborso teorico complessivo di 66 miliardi. In realtà nei libri dello Stato l’operazione salvataggio di due fra le maggiori banche del Paese è ascritta a valori inferiori per ragioni contabili e il gap si restringerebbe di circa il 20 per cento. Inoltre l’operazione potrà essere fatta a fasi progressive dando spazio a una dinamica del titolo che, in teoria, dovrebbe migliorare essendo entrambi gli istituti alle viste di un risanamento sostanziale.
Il test su Lloyds con una prima quota del 10% da collocare rapidamente darebbe all’esecutivo l’ossigeno per presentarsi all’elettorato forte di una promessa mantenuta, ovvero la liquidazione delle quote statali in vista di un rapido ritorno alla «normalità» fatta di banche private e non controllate dalla mano pubblica. In realtà l’operazione potrebbe essere molto più articolata e con un premio politico finale che David Cameron e George Osborne vagheggiano da molto tempo.
Il premier ha sempre detto di essere «aperto a suggerimenti» su tempi e modalità della privatizzazione e ieri il think tank Policy Exchange, manifestamente vicino al Tory party, gli ha servito un’idea che potrebbe avere un forte impatto politico. Il piano prevede la distribuzione inizialmente gratuita a tutti i cittadini che ne faranno richiesta (devono pagare le tasse nel Regno Unito ed essere registrati nelle liste elettorale) del 55% delle azioni di Rbs e il 30% di quelle di Lloyds. Le rimanenti quote «pubbliche» ovvero il 27% circa di Rbs e il 9% di Lloyds andrebbero a investitori istituzionali. Con i titoli sarà indicato il valore della cessione e quel valore dovrà essere rimborsato al Tesoro il giorno in cui l’azionista deciderà di vendere l’azione ricevuta. Al contribuente resterà il capital gain rispetto al valore indicato e lo Stato porterà a casa quanto previsto. Secondo i calcoli di Policy Exchange, se tutti gli aventi diritto faranno richiesta l’operazione equivarrà a distribuire titoli del valore oscillante fra 1100 e 1650 sterline a ciascun contribuente. Se le azioni non superanno entro dieci anni il floor-price indicato dal Governo, potranno essere restituite. Per i cittadini, quindi, rischio zero. Un vero indennizzo per il salvataggio delle due banche che tanto ha contribuito a zavorrare le casse dello Stato. E per il governo un’operazione-simpatia in grado di muovere davvero il consenso elettorale. Nei progetti del Tory party, infatti, la privatizzazione va fatta prima del 2015 quando il Paese andrà alle urne. Se quella suggerita da Policy Exchange sarà davvero la via che batterà l’esecutivo, l’impatto sul consenso politico potrebbe essere decisivo.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Fininvest esce da Mediobanca dopo 13 anni, e con l’aiuto di Unicredit vende il suo 2% ai blocchi: ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una nuova tassa sulle multinazionali, quelle digitali e anche quelle tradizionali. Pagamento delle i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La prossima settimana il Consiglio dei ministri varerà due decreti. In uno ci saranno la governance...

Oggi sulla stampa