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Londra sta rischiando l’obbligo del voto alle elezioni europee

La possibilità che la Gran Bretagna sia costretta a chiedere un allungamento dei termini dettati dall’articolo 50 dei trattati e che prevede due anni di tempo tra la notifica di volere lasciare l’Unione e l’effettiva uscita del paese è fonte di angoscia nelle file dell’establishment comunitario. A complicare le cose sono le elezioni europee di fine maggio quando circa 350 milioni di persone saranno chiamati a rinnovare il Parlamento europeo.
Brexit è attualmente prevista alle 24 del 29 marzo. In assenza di un accordo di divorzio, fatto proprio sia a Londra che a Bruxelles, il rischio è che il governo britannico voglia evitare una hard Brexit e chieda quindi un allungamento dei termini. Il problema è la lunghezza dell’estensione del periodo di due anni. Nei giorni scorsi parlando alla stampa, il capo-negoziatore Michel Barnier ha precisato che la proroga, con accettazione unanime dei Ventisette, può esserci per un obiettivo preciso e un tempo certo. Vi è consenso qui a Bruxelles per sostenere che un rinvio dell’uscita del Regno Unito oltre la data delle elezioni del 23-26 maggio imporrebbe anche al Regno Unito di organizzare la consultazione elettorale. «Sarebbe ancora membro a pieno titolo. Non farlo partecipare al rinnovo dell’assemblea minerebbe la legittimità del Parlamento europeo e dei suoi atti, a cominciare dalla nascita della nuova Commissione, e scatenerebbe una serie di ricorsi», spiega un esponente comunitario.
La conferma della possibilità che Londra chieda un rinvio ex articolo 50 è giunta anche dalla scelta ieri della premier Theresa May di volere riaprire l’accordo di recesso, in particolare l’intesa sul paracadute irlandese, trovando un compromesso su «un meccanismo alternativo». Dal canto suo, l’establishment comunitario è invece convinto che il paracadute sia essenziale per evitare il ritorno di una frontiera tra le due Irlande. Continua a circolare, come espediente, l’eventualità di una dichiarazione interpretativa, come fu fatto su pressione della Vallonia, in occasione dell’approvazione del trattato commerciale con il Canada (CETA).
Tornando al problema sollevato dal rinnovo parlamentare, le scadenze per quanto riguarda la formazione delle liste elettorali dipendendono dalle singole legislazioni nazionali. Nel frattempo, i principali partiti nominano i loro Spitzenkandidaten, ossia i capilista. Dopo il voto del 23-26 maggio, la procedura prevede che in giugno il presidente del Consiglio europeo consulti il Parlamento europeo su un possibile candidato alla presidenza della Commissione europea. La scelta finale è presa dai capi di stato e di governo a maggioranza qualificata. In estate, tra il 22 e il 25 luglio, dovranno essere formate le nuove commissioni parlamentari. L’elezione del nuovo presidente dell’esecutivo comunitario dovrebbe avvenire anch’essa in luglio (a maggioranza dei deputati), mentre fra settembre e novembre gli stati membri proporranno i loro commissari che verranno vagliati dal Parlamento. Prima di fine anno, dovrebbe esserci il voto sulla Commissione (questa volta a maggioranza dei suffragi espressi).

Beda Romano

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