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Londra “spacchetta” le banche

di Leonardo Maisano

Se, come ha scritto l'ex cancelliere dello scacchiere Alistair Darling, il boom dei servizi finanziari sull'economia inglese nell'ultimoventennio èparagonabile solo a quello prodotto dallla scoperta del petrolio nel mare del Nord, la svolta promessa ieri è radicale. Per rispondere al paradosso generato dalla crisi del credito, per contenere cioè le conseguenze del «too big to fail», le banche inglesi si spaccano fra retail e investment banking. Non solo. Alzano anche il C ore Tier i oltre la barriera di Basilea 3 portandolo al 10% ed aumentano gli strumenti di debito ibrido di un altro lo% per avere capitali in grado di assorbire eventuali perdite fmo al 20% delle attività ponderate al rischio. La Independent commission on banking del Governo inglese ha lavorato 14 mesi per produrre 358 pagine di raccomandazioni capaci di rivoltare come unguanto un'industria, quella finanziaria, che rappresenta il lo% dell'attività economica complessiva Misure annunciate, ma destinate a entrare in vigore con Basilea 3. «Il nostro suggerimento – ha precisato sir John Vickers, ex chief economist della Banca d'Inghilterra presidente del panel di cui fa parte anche Martin Wolf editorialista del Financial Times – è avviare l'iter legislativo quest'anno per la piena entrata in vigore entro il 2018». Tempi lunghi ma inevitabili perché la riforma è senza precedenti nel Regno di Elisabetta, l'unico che ha dato una risposta agli sconquassi del 20o8. «Crediamo che questi provvedimenti-hadetto John Vickers – isolino le banche retail dal rischio di choc finanziari e che consentano di gestire più facilmente una crisi». Eppure le banche non saranno separate totalmente, sopravviveranno in totale autonomia- compresi board distinti – all'interno di uno stesso gruppo. «È la via migliore e meno costosa», hanno risposto gli ideatori fissando un prezzo non indifferente all'operazione: 7 miliardi di sterline all'anno. Lo pagheranno le banche che vedranno il costo del finanziamento dell'investment banking crescere di almeno ioo punti base secondo le valutazioni dell'Item Club di Ernest & Young. «Un muro alto, ma flessibile», ha precisato John Vickers, interpretando così il margine di discrezione che sarà lasciato alle banche, seppure entro linee guida fermissime. Le attività di deposito e di credito a piccole e medie imprese e ai privati saranno protette entro un'area bancaria a cui non sarà consentito il trading, né i derivati, né servizi capaci di portare ad esposizioni con società finanziarie. Le banche potrano decidere se inserire in questa sussidiaria del gruppo il credito a grandi imprese nazionali non fmanziarie, oppure lasciarle all'investment banking. Secondo la Commissione fra uno e duemila miliardi di sterline – ovvero fra un sesto e un terzo del bilancio aggregato bancario britannico – finirà entro questo steccato «protetto». Tutto questo basta davvero a risolvere il dilemma di istituzioni troppo grandi per poter fallire? Secondo la Commissione è una parte della soluzione «perché – ha spiegato sir John Vickers – se queste norme fossero state in vigore Rbs non avrebbe potuto acquisire Abn Amro». Né Northern Rock si sarebbe esposta come ha fatto nella concessione di finanziamenti. Secondo Martin Wolf misure del genere potrebbero fare scuola «L'Olanda -ha detto – le sta guardando molto da vicino». Resta il malumore temperato delle banche che hanno visto sfumare due minacce: tempi eccessivamente brevi ed eccessiva rigidità. Hanno qualche anno per mettersi in ordine e qualche inatteso grado di flessibilità (per questo il mercato le harisparmiate), ma il mondo prossimoventuro è diverso da quello di ieri. 11 Governo ci ha già messo la firma. La riforma si farà, ha promesso il Cancelliere George Osborne. Anche se, secondo molti osservatori, il prezzo fmale che Londra pagherà per una City in tono minore sarà elevato: non meno dello 0,3% del prodotto interno lordo. Non come il petrolio del mare del Nord, ma di questi tempi davvero una fortuna.

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