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Londra rafforza il fondo per le Pmi

Il vice premier Nick Clegg saprà oggi se Banca d’Inghilterra e Tesoro sono pronti ad “aggiungere steroidi” al Funding for lending scheme (Fls) come da tempo il numero due di Downing street va invocando. Che qualche forma di doping correggerà presto la blanda formula messa a punto dal Governo nell’estate scorsa per dare fondi agevolati alle imprese, appare ormai certo. Sui dettagli si deve attendere il comunicato che oggi sarà diffuso dagli uffici del Cancelliere George Osborne e del Governatore Mervyn King, ma è già stata anticipata la notizia dell’estensione temporale del programma. Destinato a concludersi a fine 2013, il Funding for lending sarà reso disponibile anche nel corso del 2014. Un anno in più, dunque e probabilmente non solo questo.
Il Governo e la banca centrale britannici hanno trattato con la Finance & Leasing association, esplicita nell’ammettere di essere stata coinvolta dalle autorità nella revisione dei criteri di finanziamento. «Ci sono state discussioni – ha precisato Julian Rose responsabile dell’asset finance dell’associazione – per estendere il Funding for lending alle operazioni di acquisizione di asset». In altre parole correzioni all’impianto del meccanismo per intervenire in quell’area legata al ricambio di macchinari industriali che spesso avviene con formule di leasing. Altri enti di categoria che regolano il credito alle imprese sono passati in questi giorni da Threadneedle street per essere aggiunti all’elenco dei beneficiari dello schema fino ad ora gestito esclusivamente dalle banche.
Il motivo della riforma nasce da una constatazione e da una necessità. Tutti i ministeri economici e l’istituto centrale riconoscono che fino ad ora il Funding for lending non ha funzionato come atteso. Negli ultimi quattro mesi del 2012 il saldo netto dei prestiti erogati dalle banche è stato negativo di un paio di milardi a fronte di una mobilitazione complessiva del progetto che si immaginava nell’ordine di ottanta miliardi. Nel primo trimestre del 2013 le erogazioni sono salite a 14 miliardi, molto meglio di prima, ma ancora lontano da target capaci di mutare il corso economico di un Paese che domani saprà se è davvero sprofondato nella terza recessione nel volgere di cinque anni. Probabilmente no, ma è prospettiva che non basta per tranquillizzare a fronte di un disavanzo che è calato dal 7,9 al 7,4% del Pil, ma resta largamente superiore alle aspettative. I tagli alla spesa hanno dato risultati, ma la crescita resta debolissima.
Il Funding for lending doveva essere il grimaldello per assicurare crediti agevolati all’economia reale, ma fino ad ora non è stato così. Le banche ottengono danari a tassi ridottissimi dalla Bank of England, ma non li filtrano alle imprese e alle famiglie a causa della scarsa domanda prodotta da un quadro di delevereging diffuso. Soprattutto al business visto che la gran parte del Fls è finito in mutui immobiliari.
Questa constatazione ha convinto il Governo ad estendere i tempi del programma e a studiare il modo per aggirare le banche arrivando direttamente alle imprese. Per il Cancelliere George Osborne è, come accennato, una necessità. L’8 maggio infatti il Fondo monetario sarà a Londra per la missione annuale e il Governo Cameron non vuole sentire nuove critiche al piano di austerità varato con scarsi successi. Per questo gioca d’anticipo, insistendo che con il rinnovato Funding for lending, la Gran Bretagna punta sullo sviluppo e non solo sui tagli.

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