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“Londra pretende tagli record finanze Ue in un vicolo cieco”

«Quando alcuni Paesi hanno cercato di bloccare perfino i fondi per i terremotati dell’Emilia, mi ha telefonato Mario Monti. Mi ha detto: “Sto andando in Parlamento con una manovra da molti miliardi che ha il sostegno di tutti i partiti della coalizione. Ma se mi presento a dire che dobbiamo trovare altri 600 milioni perché l’Ue non mantiene i suoi impegni, mi mandano a casa”. So che ha telefonato anche alla Merkel. Anche per questo abbiamo bloccato l’accordo sul bilancio 2012. Alla fine il problema è stato risolto, almeno quello». Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, socialdemocratico tedesco, è pessimista. «Sarà difficile trovare un’intesa sulle prospettive finanziarie».
Il 22 e 23 novembre i capi di governo europei si ritrovano a Bruxelles per un vertice-maratona che dovrebbe definire i tetti di spesa e i contributi di ciascun Paese ai bilanci comunitari per i 7 anni che vanno dal 2014 al 2020. Inoltre dovrebbero chiudere il bilancio 2012 e quello 2013. Il Parlamento europeo ha poteri di co-decisione in materia di bilancio. Ed è deciso a far sentire la propria voce. «Oggi sul tavolo ci sono posizioni difficilmente conciliabili — spiega Schulz — La proposta della Commissione è per un bilancio pari a circa l’1,1% del Pil europeo: è un congelamento delle spese rispetto agli anni passati, aggiornato al tasso di inflazione. Una base ragionevole. Su questa bozza, i governi si sono divisi in tre gruppi. Gran Bretagna, Svezia e Olanda vogliono tagli draconiani per oltre 200 miliardi, pari a circa il 20% del bilancio, e minacciano di mettere il veto a qualsiasi accordo al di sopra di quella soglia. Francia, Germania e Austria chiedono tagli che portino il bilancio all’1% del Pil, ma hanno posizioni più flessibili. Poi ci sono una quindicina di Paesi, quelli del-l’Est più Spagna, Grecia e Portogallo, che vogliono tenere alto il bilancio: non al di sotto delle proposte della Commissione. Lo stesso chiede il Parlamento europeo. La presidenza cipriota ha proposto un compromesso per ridurre il bilancio all’1,04 del Pil. Il presidente del Consiglio europeo, Van Rompuy, taglierebbe un’ottantina di miliardi per arrivare all’1,01%. Non vedo margini per un accordo ».
Il problema non sono solo i tetti di spesa, ma anche la distribuzione delle risorse. «I tagli suggeriti dalla presidenza cipriota — dice Schulz — si concentrano soprattutto sui fondi di coesione e suscitano le ire dei Paesi più poveri. La bozza di Van Rompuy taglia di più sulla spesa agricola, e si scontra con il veto francese. Se invece si dovessero ridurre le spese per ricerca, innovazione, telecomunicazioni e trasporti, si andrebbe incontro all’opposizione dei Paesi del Nord, Germania in testa».
Il nodo principale in questa fase è costituito dalla Gran Bretagna. «Il Parlamento britannico ha vincolato Cameron ad una posizione molto dura, con una mozione che è stata votata anche dal Partito Laburista, con mia grande amarezza. Non credo che, politicamente, possa permettersi di togliere il veto. Il problema è che le prospettive finanziarie vanno votate all’unanimità, mentre i bilanci annuali a maggioranza. In questa situazione, il premier britannico potrebbe trovare più conveniente bloccare le prospettive finanziarie e farsi poi mettere in minoranza quando si votano i bilanci anno per anno». «Dietro la guerra delle cifre, c’è molta ideologia. C’è in molti governi la speranza di riscuotere un dividendo politico sul piano nazionale attaccando Bruxelles sui soldi. In realtà, stiamo discutendo dello 0,1% del Pil europeo. Per il mio Paese, la Germania, la differenza tra le diverse soluzioni si riassume in un miliardo in più o in meno. Per un Paese che ha un bilancio annuo di 350 miliardi, è una cifra irrisoria. Mentre per Paesi più poveri, il taglio dei fondi europei fa tutta la differenza tra crescita e recessione. Per questo preciso ai governi: se pensano di poter chiudere un accordo molto al di sotto delle cifre proposte dalla Commissione, sappiano che il Parlamento darà battaglia».

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