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Londra pensa a rifondare la Bbc: a rischio il contributo del canone

Canone addio, arriva l’abbonamento. È solo un’ipotesi, ma forse la più radicale al centro delle proposte che il governo di David Cameron sta valutando per riformare la Bbc. Il green paper, primo terreno di confronto fra esecutivo e parlamento, è stato illustrato ieri dal ministro della cultura John Whittingdale. Una serie di punti che rischiano di rivoluzionare il meccanismo di finanziamento e in ultima analisi la mission della Bbc, straordinario esempio di qualità di informazione e intrattenimento. 
È questo il tema di fondo che pone da settimane artisti e intellettuali in rotta di collisione con il governo. E le parole del ministro ai Comuni, ieri, non sembrano poter aiutare a superare l’impasse. «Dobbiamo valutare se la Bbc debba davvero aspirare a rispondere a tutte le esigenze di tutto il pubblico», ha detto lasciando intendere che la tv di stato cambierà. La scorciatoia per accelerare la trasformazione passa dalla rivisitazione del modello di finanziamento che attualmente si regge su 3,7 miliardi di sterline che arrivano dai 145,5 pound di canone annuo che devono pagare i proprietari di una televisione. Entro il 2017 – quando scade la concessione – la televisione pubblica britannica dovrà aver trovato un nuovo regime. Quale? Per ora non si sa, ma il via innescato ieri dalle parole del ministro Whittingdale non promette nulla di buono. Anche perché la Bbc è già nel mezzo di una ristrutturazione profonda con l’obiettivo di tagliare spese per 1,5 miliardi l’anno. Un piano che l’ha costretta a mettere solo on line il terzo canale, a condividere i diritti per eventi sportivi, alla chiusura di uffici e al taglio di almeno il 5 per cento dei dipendenti.
Non solo. Il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne nel Budget illustrato nei giorni scorsi ha messo a carico del bilancio della Bbc le agevolazioni sul canone per i telespettatori più anziani, raschiando ancora di più dal fondo di un barile che dà evidenti segni di cedimento. Così, mentre si ipotizza di mettere a pagamento parte dei servizi on line, cresce la polemica politica a cui il governo non si sottrae. La Bbc, lo ricordiamo, è stata spesso accusata di favorire, o quantomeno dare più spazio, alla sinistra, penalizzando il Tory party. George Osborne è stato esplicito nei giorni scorsi nel denunciare le ambizioni “imperiali” della tv che produce contenuti gratuitamente, rendendo sempre più marginale l’industria dei quotidiani. La formula che studia l’esecutivo conservatore è quindi diretta a cambiare i connotati di un servizio che aspira troppo – secondo il premier – a vincere la “gara dell’audience”, indugiando eccessivamente su intrattenimento e sport e su un sito web con ampissimo raggio di azione e penetrazione.
Lo scontro è politico prima che finanziario, dunque, ma la struttura futura del funding della Bbc – canone versus abbonamento volontario – determinerà la capacità della tivù di competere sul mercato dell’informazione di più alta qualità. Quella cominciata ieri è una mano delicato che rischia di mettere l’esecutivo contro l’opinione pubblica da sempre fautrice dell’eccellenza garantita da Bbc.

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