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Londra lancia l’allarme «bolla» sui prestiti Astaldi alza i target di ricavi

Cresce l’allarme della Banca d’Inghilterra per l’aumento record del credito al consumo, una dinamica che espone gli istituti a un rischio crescente, spingendo le famiglie nella spirale di un indebitamento che non ha uguali dai giorni della crisi del 2008. I warnings sono usciti a tappe successive, con le minute del Financial policy committee (ha competenze anche in materia di stabilità finanziaria) pubblicate due giorni fa, a poche ore da quello della Financial conduct authority (Fca).
Se nel primo caso l’allarme riguarda l’impatto potenziale sulle banche che, per la modalità con cui offrono prestiti a tasso zero (mettono a bilancio ritorni futuri, considerando, sul filo della presunzione, i comportamenti successivi dei cittadini indebitati) si espongono ad azzardi crescenti, nel secondo si denuncia l’uso garibaldino della carte di credito. La Fca ritiene che si sia raggiunto il limite con 3,3 milioni di britannici che pagano più di interessi e spese della quota capitale, convivendo con una condizione di perenne indebitamento. E per questo ha proposto alle società che emettono carte di credito di congelare i prestiti.
Secondo l’Ufficio nazionale di statistica britannico un quarto delle famiglie ha un debito accumulato sulle carte credito che non riesce a saldare a fine mese, con un’esposizione media di 1700 sterline per almeno metà dei titolari indebitati. StepChange, charity leader nella consulenza a persone indebitate, indica al Sole 24 Ore numeri molto peggiori. Il debito medio fra i loro assistiti è di 8mila sterline con un dinamica in forte crescita nell’ultimo anno. Nel 2016, 600mila persone hanno chiesto consigli alla società, un aumento del 9% rispetto all’anno precedente. «Significa – dicono– che una persona ogni 53 secondi ci contatta per avere aiuto». Inevitabile, si dirà, in un anno in cui il costo del denaro rasoterra ha spinto il credito al consumo a un aumento del 10,9% fino a quota 192 miliardi di sterline, record dell’ultimo decennio.
Un boom se si considera che i mutui immobiliari e gli student loans non sono nel calcolo anche perché rappresentano un rischio minore per le banche: nel 2016 gli impairments degli istituti britannici su carte di credito ha sfiorato – secondo dati riportati dal Financial Times – 19 miliardi di sterline mentre quelli sui mutui ipotecari hanno toccato i 12 miliardi di sterline. Per la Financial conduct authority il record dell’esposizione sulle carte ha superato i picchi che si erano visti nel 2008 con un montante globale di 67,3 miliardi di pounds.
La Bank of England che da tempo è impegnata a monitorare una situazione potenzialmente grave, capace di esporre il sistema bancario di Sua Maestà a una bolla non troppo diversa da quella del passato, nei giorni scorsi ha avviato uno studio sulla qualità dei nuovi prestiti e i modelli di rischio adottati dagli istituti britannici.
Il protrarsi di tassi a minimi accelerando il ricorso al credito con una dinamica senza precedenti recenti è all’origine dell’ottima tenuta dell’economia britannica, nonostante le incertezze della Brexit. La BoE nelle sue previsioni di luglio e agosto immaginava una dinamica recessiva come conseguenza diretta dei comportamenti che il «sì» al referendum avrebbe indotto. La risposta è stata diversa, i consumi – vero driver dell’economia del Regno – sono continuati ad aumentare e con essi il debito di famiglie che da sempre ama spendere quello che non ha, caricandosi sulle spalle mutui ipotecari crescenti, rinegoziati per finanziare spesso auto di grande cilindrata e bella vita.
La festa sembra prossima alla fine, non solo perché l’immobiliare sta frenando anche a Londra e il debito pubblico sta crescendo, avendo raggiunto ormai il 90% del Pil. L’inflazione ha, infatti, superato con impeto il target del 2% e ed entro l’anno secondo diversi analisti dovrebbe andare oltre il 3 per cento. Già si rincorrono le ipotesi sul giorno in cui la BoE alzerà i tassi, passo che dovrebbe frenare i consumi e quindi la crescita economica.
Il miraggio della Brexit indolore sta dissolvendosi ? La dinamica del credito e dei consumi non sono conseguenza dell’addio anglo-europeo, ma sono stati elementi capaci di dissimulare e rallentare le conseguenze che il distacco da Bruxelles porterà. Un fenomeno con gravissime ricadute politiche: la tenuta dell’economia in questi mesi continua ad essere, infatti, la motivazione che induce i brexiters a insistere per uno strappo radicale con l’Ue. I numeri cominciano a dire che non sarà sempre così.

Leonardo Maisano

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