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Londra e l’Agenzia del farmaco «Sul trasferimento tratteremo»

Si complica la battaglia di Milano per ospitare l’Ema, l’Agenzia europea per i farmaci che ha il compito di approvare e monitorare la sicurezza dei medicinali in uso nella Ue. E non tanto perché la lista dei pretendenti continua ad allungarsi: quanto perché a sorpresa Londra, che attualmente ospita la sede dell’Agenzia, non sembra intenzionata a mollare la presa. Nonostante la Brexit.

La situazione è paradossale. Fra due anni la Gran Bretagna sarà fuori dall’Unione: e sembrava ovvio a tutti che importanti enti di regolamentazione europea, come l’Ema ma anche l’Eba, l’Autorità bancaria, dovessero essere trasferiti da Londra in uno dei 27 Stati membri della Ue. Ma il ministro per la Brexit, David Davis, ha rimesso tutto in discussione. «Non è stata presa alcuna decisione sulla collocazione dell’Ema e dell’Eba — ha detto il suo portavoce —. Quelle agenzie saranno oggetto di negoziati».

È probabile che la sortita del governo britannico punti a mettere sul tavolo un’altra carta da giocare nella partita complessiva fra Londra e Bruxelles sui termini dell’uscita del Regno Unito dalla Ue. Ma intanto la posizione europea è chiarissima: «L’Ema e l’Eba devono entrambe andare a uno Stato membro», ha detto un funzionario Ue citato dal Financial Times . E d’altra parte nelle linee guida annunciate dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk si dice a chiare lettere che «la futura sede delle Agenzie basate nel Regno Unito è questione che spetta ai 27 Stati membri».

Nei prossimi giorni Tusk renderà noti i criteri per stabilire a chi andranno l’Ema e l’Eba. E il tema sarà affrontato dai leader della Ue in un summit il 29 aprile. Milano punta con decisione ad aggiudicarsi l’Agenzia dei farmaci: tanto che a fine marzo sono venuti in missione a Londra a discuterne i ministri degli Esteri Alfano e dell’Economia Padoan, accompagnati dal governatore della Lombardia Maroni e dal sindaco di Milano Sala.

L’Ema a Londra ha uno staff di quasi 900 persone e ospita ogni anno 36 mila tra funzionari e ricercatori che vengono a farsi approvare nuovi farmaci per il mercato europeo. Riuscire a conquistarla significherebbe attrarre non solo lavoratori altamente qualificati ma anche fare di Milano un polo mondiale dell’industria farmaceutica. La concorrenza è forte: in lizza ci sono Amsterdam, Barcellona, Copenaghen, Dublino e Stoccolma. E ora ci si mette anche Londra a ingarbugliare la matassa.

Oltre alle Agenzie europee, l’altro fronte caldo resta sempre quello dell’immigrazione. La Gran Bretagna sta pensando di introdurre dopo la Brexit un visto speciale per i giovani under 30, riservato a chi intende lavorare in ristoranti, alberghi, cantieri o nell’assistenza sociale. Il permesso avrebbe una validità di 24 mesi e non sarebbe rinnovabile. Per le migliaia di ragazzi e ragazze italiani che ogni anno si trasferiscono nel Regno Unito sarà una novità di cui tenere conto.

Luigi Ippolito

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