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Londra: la Ue interferisce sul voto

Tra Londra e Bruxelles il clima si conferma pessimo, a poco più di un mese dall’atteso inizio delle trattative per l’uscita del Regno Unito dall’Unione. Il capo-negoziatore dei Ventisette, Michel Barnier, ha tentato ieri di rasserenare gli animi con Londra, soprattutto per quanto riguarda gli impegni finanziari che la Gran Bretagna sarà chiamata a versare ai suoi partner. Senza successo: la premier Theresa May ha accusato Bruxelles di voler influenzare il risultato del voto anticipato dell’8 giugno.
In una conferenza stampa qui a Bruxelles, Barnier ha illustrato il testo legale che deve essere approvato dai Ventisette perché le trattative con il governo May possano iniziare formalmente in giugno. L’uomo politico ne ha approfittato per correggere il tiro sulle stime circolate nella stampa britannica questa settimana e relative alla fattura britannica. Secondo il Financial Times, il conto lordo potrebbe ammontare a oltre 100 miliardi di euro, e non a 40-60 miliardi come segnalato in passato.
«Non posso dare cifre perché non le conosco (…) Vogliamo fare un lavoro rigoroso e incontestabile nel calcolare gli impegni finanziari britannici», ha detto Barnier. L’uomo politico ha ricordato che alla base c’’ il bilancio comunitario 2014-2020 che nei fatti si proietta fino al 2023, e su cui Londra si è impegnata nel 2013. A questo bilancio bisogna aggiungere altri impegni inglesi: tra gli altri, gli aiuti alla Turchia o all’Ucraina, così come le garanzie di bilancio della Banca europea per gli investimenti.
Per tutta risposta, da Londra, la signora May ha avuto parole dure contro l’establishment comunitario: «Negli ultimi giorni abbiamo visto quanto le trattative rischiano di essere dure. La posizione della Gran Bretagna è stata distorta dalla stampa continentale; la posizione negoziale della Commissione si è fatta più dura; funzionari e politici europei hanno minacciato il Regno Unito. Tutte queste azioni sono state decise per influenzare l’esito delle elezioni legislative».
Le parole della signora May sono una reazione non solo alla posizione intransigente di Bruxelles sugli aspetti finanziari, ma anche alle fughe di notizie dell’ultimo fine settimana. Un settimanale tedesco ha rivelato le impressioni tratte dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker durante una recente cena con la premier britannica (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Dall’articolo è emerso che agli occhi di Bruxelles Londra si farebbe illusioni sulla facilità delle trattative.
Nella sua conferenza stampa, Barnier ha spiegato che il suo obiettivo è di trovare entro «ottobre-novembre» un accordo sui “principi chiari” relativi ai diritti dei cittadini, alle frontiere esterne dell’Unione, e agli impegni finanziari. La tempistica è fonte di tensioni con Londra, che vorrebbe parlare di denaro solo dopo una intesa su un futuro partenariato. Sul fronte finanziario, Bruxelles ha avvertito che «problemi» sarebbero inevitabili se «i programmi fossero ridotti o sospesi».
Il capo-negoziatore ha messo l’accento sull’urgenza di scalfire l’incertezza provocata in questi ultimi 10 mesi dal referendum con il quale i britannici hanno optato per Brexit. In particolare, ha sottolineato come sia necessario trovare al più presto un accordo sui diritti dei cittadini, «quelli che risiedono in Gran Bretagna o negli altri paesi dell’Unione, che vi hanno risieduto e quelli che vi risiederanno da qui al momento dell’uscita del Regno Unito dall’Unione”, fissata nel 2019.
Parlando con la stampa, l’ex ministro è stato chiaro: «Coloro che dicono che Brexit non comporterà conseguenze, non dicono la verità». Ha ammesso che «le differenze» tra Londra e Bruxelles «sono difficili, in alcuni casi molto difficili» da risolvere. Infine, strizzando l’occhio all’entente cordiale del 1904 tra Parigi e Londra, Michel Barnier ha spiegato che il suo obiettivo è di creare «una intesa amichevole» tra Londra e Bruxelles. Alla luce delle ultime botte-e-risposte, la strada appare tutta in salita.

Beda Romano

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