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Londra dura sui diritti dei cittadini Ue

Scontro in vista tra Londra e Bruxelles sui diritti dei cittadini europei dopo Brexit. La premier britannica Theresa May ha dichiarato ieri che chi arriva in Gran Bretagna da Paesi Ue nel periodo di transizione, dopo l’uscita formale dalla Ue nel marzo 2019, non potrà avere gli stessi diritti di residenza.
«I cittadini britannici hanno votato per Brexit, non hanno votato a favore perché tutto resti uguale», ha detto la May prendendo una posizione dura per rassicurare gli oltranzisti pro-Brexit nel partito conservatore che la accusano di avere fatto troppe concessioni a Bruxelles.
Mentre aumentano le voci di una rivolta interna al partito per destituirla, la May tenta di rafforzare la sua posizione aprendo un nuovo fronte di battaglia con la Ue. Bruxelles ha messo in chiaro che durante il periodo di transizione, che si prevede durerà fino al 31 dicembre 2020, Londra resterà soggetta a tutti gli obblighi di uno Stato membro. In particolare, la libertà di movimento resta sacrosanta e i cittadini Ue avranno come ora il diritto di trasferirsi in Gran Bretagna senza limitazioni. Dalla Cina, dove è in visita ufficiale, la May ha invece dichiarato che «per chi arriva dopo il marzo 2019 le cose saranno diverse, perché sanno che arriveranno in una Gran Bretagna che ha già lasciato la Ue» e saranno quindi «trattati diversamente» da chi abita nel Regno Unito da anni. La premier intende avviare un sistema di registrazione obbligatoria per tutti i cittadini Ue che arrivano dopo Brexit che potrebbe condizionare il loro diritto a lavorare nel Paese. Questo «farà parte dei negoziati» con la Ue che iniziano il mese prossimo, ha detto la May.
La reazione di Bruxelles non si è fatta attendere. «I diritti dei cittadini Ue durante il periodo di transizione non sono negoziabili, – ha dichiarato Guy Verhofstadt, responsabile di Brexit per il Parlamento europeo. – Non possono esserci due tipi di diritti diversi per i cittadini Ue». In seguito all’accordo raggiunto con la Ue nel dicembre scorso, il Governo britannico ha accettato di concedere il diritto di residenza permanente o “settled status” a tutti i cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna da oltre cinque anni, con tutti i diritti di accesso ai sussidi, alla sanità e agli altri servizi pubblici.
Chi è arrivato da meno tempo ma comunque prima del 29 marzo 2019 potrà richiedere lo status di residente allo scadere dei cinque anni. Per chi arriva dopo quella data il futuro è incerto: il loro diritto a restare e lavorare dipenderà «dagli accordi in vigore al termine del periodo di transizione», secondo il Governo britannico. Per Londra la questione è tutta da negoziare, per Bruxelles non è negoziabile.
L’apertura di un nuovo fronte di battaglia con la Ue nel bel mezzo di una importante visita ufficiale in Cina per rafforzare i rapporti commerciali e porre le basi per il dopo-Brexit dimostra la debolezza della premier all’interno del partito conservatore. La May ha scelto di irritare Bruxelles per placare i sostenitori di Brexit che minacciano di destituirla, e per dimostrare che intende mantenere la sua promessa di porre rigidi limiti all’immigrazione. L’immigrazione dalla Ue è scesa drasticamente dopo il referendum pro-Brexit, ma Downing Street teme che possa esserci una “corsa” a trasferirsi in Gran Bretagna prima che la barriera diventi invalicabile dopo l’uscita definitiva del Paese dalla Ue.

Nicol Degli Innocenti

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