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Londra a rischio stagnazione

di Leonardo Maisano

«La notizia positiva è che l'economia inglese continua a crescere». Per accontentare il cancelliere dello scacchiere britannico George Osborne non ci vuole molto. Basta una progressione del Pil dello 0,2% negli ultimi nove mesi. Questo è il dato che esce dall'analisi preliminare che l'ufficio nazionale di statistica ha diffuso ieri confermando un'avanzata del prodotto interno lordo britannico dello 0,2 nel trimestre aprile-giugno. Sommato con il più 0,5% di gennaio-marzo e il meno 0,5 di ottobre-dicembre, ne esce un'economia sostanzialmente stagnante dall'autunno scorso. Tanto avvitata su sé stessa da suggerire al ministro del Business, Vince Cable, di dare un consiglio al governatore della Banca d'Inghilterra, Mervyn King. «Ci vorrebbe un altro po' di allentamento quantitativo», ha buttato là, informalmente, per non irritare la suscettibilità di King Mervyn come è soprannominato un governatore tornato in possesso di tutto l'armamentario di supervisione e vigilanza in parte delegato alla dissolta Financial service authority. Il quantitative easing, potrebbe aiutare, preoccupa il dato sul debole andamento dei finanziamenti concessi dalle banche.

I sintomi di una stagnazione destinata a restare ci sono, ma ieri, nella City, prevalevano gli ottimisti, chi, cioè, tendeva a dare una lettura relativa agli ultimi dati macroeconomici britannici. Due elementi avrebbero, infatti, influito sulla scarsa performance: il matrimonio reale di William e Kate che ha consentito ai britannici di creare un lungo ponte di fine aprile capace di influenzare i tassi di sviluppo e le conseguenze del disastro atomico giapponese. E non poco se sono veri quei calcoli – sempre dell'office of national statistics – che fissano nello 0,5% la perdita teorica provocata dalla coazione reale-nucleare. In altre parole senza di essi l'economia sarebbe cresciuta dello 0,7% tenendo la marcia del Paese in linea con l'ipotizzata crescita dell'1,7% su base annua, e forse anche di più.

Non sarà così. Oggi i pessimisti immaginano che il 2011 a Londra si chiuderà con un +1% mentre la maggior parte degli analisti immagina un +1,3. Dipenderà ancora una volta da molti fattori, ma il più atteso è l'effetto che avranno i tagli alla spesa pubblica annunciati nell'ottobre 2010 e sanciti nel budget del marzo scorso. Il morso della manovra di risanamento che aspira all'azzeramento del deficit – oggi è al 10 % del Pil – entro la fine della legislatura si deve ancora far sentire. L'aggiustamento, per ora, non marcia come previsto nonostante le entrate siano salite del 4,6% nel periodo aprile-giugno grazie al rialzo dell'Iva. Sulla spesa l'effetto è stato limitato e secondo molti economisti la riduzione immaginata non potrà essere raggiunta.

In attesa di capire come e quando i tagli si faranno sentire e se le esportazioni riusciranno a bilanciare il calo della domanda interna facilmente prevedibile, Londra mette l'accento su un elemento positivo uscito dalle statistiche di ieri: il rimbalzo dei servizi. Rappresentano il 75% dell'economia britannica e nel trimestre aprile-giugno sono cresciuti dello 0,5% con un più 1,6 nel solo mese di maggio. Un dato incoraggiante che oscura quello negativo della produzione industriale in contrazione dell'1,4 per cento.

Nonostante i numeri di ieri abbiano ridato spinta, non solo da parte dell'opposizione, a favore di un'aggiustata alle tasse per rilanciare i consumi, il quadro economico disegnato dall'Istat britannica è stato accolto con sollievo. Quello 0,2% di aumento del Pil è in linea con le previsioni, ma molti analisti avevano temuto il prevalere dello scenario peggiore con la formale ricaduta del Paese in recessione. «In realtà – ha commentato George Buckley di Deutsche bank – questo è il meglio che ci si potesse aspettare». Opinione condivisa dai mercati che hanno premiato la sterlina e convinto il cancelliere a mostrarsi soddisfatto per un quadro economico che resta divergente dalle previsioni.

 

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