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L’onda lunga delle addizionali

di Mauro Pizzin e Matteo Prioschi

Nonostante la crisi e le conseguenti ristrettezze economiche la maggioranza dei Comuni italiani capoluogo di provincia potrebbe mantenere inalterata l'addizionale Irpef di competenza anche per il 2012. Sono 48 – sui 77 consultati – i municipi che hanno già fatto questa scelta o che si accingono a confermarla in sede di bilancio, contro i 27 costretti ai ritocchi verso l'alto e i due che, invece, si sono mossi in controtendenza, ossia Firenze, che scenderà dallo 0,3 allo 0,2% e Gorizia, il cui sindaco Ettore Romoli, in corsa per la riconferma alle prossime elezioni comunali, ha deciso addirittura di azzerare la già bassa addizionale dell'0,1% che nel 2011 ha portato circa mezzo milione nelle casse del municipio isontino. Quest'ultimo andrà così ad aggiungersi a Trento, che non ha introdotto l'addizionale.
Sono 35 i Comuni che faranno valere l'aliquota massima dello 0,8% (solo Roma capitale può contare sullo 0,9%), di cui 18 in aumento, mentre altri 9 che hanno deciso di far salire il peso dell'Irpef non hanno comunque optato per l'aliquota più elevata. Per numerosi di essi va, tuttavia, tenuto conto che la scelta è stata quella di stabilire esenzioni o diminuzioni per i redditi più bassi.
In realtà non sempre il mantenimento dei valori attuali determinerà un peso fiscale complessivo invariato per i residenti. Più di un'amministrazione, infatti, sta valutando contemporaneamente gli effetti dell'addizionale Irpef e dell'Imu. Così, magari, la prima rimane invariata perché per far fronte alle necessità finanziarie si conta sulla nuova imposta. È il caso, per esempio, di Salerno, che ha deciso di compensare i tagli effettuati dal Governo puntando sull'Imu con aliquote pari allo 0,46% per l'abitazione principale e allo 0,9% per le seconde e terze case. Ragionamento analogo si sta facendo a Perugia, dove nel 2011 l'aliquota era già stata fissata allo 0,7% e, in vista della deliberazione per l'anno in corso, si sta valutando l'impatto dell'Imu con la prospettiva di non ritoccare l'Irpef.
In altre città, invece, il ritocco verso l'alto è praticamente obbligato per rimettere in sesto i conti. A Palermo l'aliquota attuale è dello 0,4% e consente all'amministrazione di incassare circa 26 milioni l'anno. Il commissario straordinario che guida la città ha proposto di raddoppiare l'aliquota, ma poiché ci sono le elezioni in vista e la campagna elettorale è accesa, la decisione non è scontata, anche se l'aumento consentirebbe di tamponare almeno in parte l'attuale squilibrio di bilancio valutato in oltre 120 milioni.
Ci sono poi amministrazioni che hanno stabilito i rincari ma a scaglioni, arrivando a prevedere l'aliquota dello 0,8% solo per i redditi più alti, come a Cuneo. Nella città piemontese chi ha redditi fino a 15mila euro viene gravato dello 0,59%, valore che sale allo 0,60% per lo scaglione 15-28mila euro, quindi 0,65% fino a 55mila euro, per salire allo 0,75% per chi guadagna da 55 a 75mila euro e riservare lo 0,8% ai più agiati.
In altri casi sono previste esenzioni per i redditi più bassi (fino a 10-15mila euro) o una ridefinizione complessiva del prelievo. A Ragusa si dovrebbe passare dallo 0,6% con esenzione per i redditi sotto 8.500 euro a un prelievo modulare da 0,6 a 0,8% con esenzione fino a 10mila euro e aliquote crescenti sulla base di cinque scaglioni. Le scelte già fatte nelle scorse settimane o che saranno portate a termine entro il termine massimo di fine giugno faranno comunque sentire i loro effetti dalla primavera del 2013, perché l'addizionale Irpef comunale si paga l'anno successivo rispetto a quello in cui è stata deliberata.

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