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L’omissione non blocca il ricorso

di Ferruccio Bogetti

Il ricorso in primo grado è valido anche senza la prova della ricezione da parte del fisco. Il ricorrente, infatti, può sempre chiedere all'ufficio postale il duplicato della cartolina di ricevimento mai ritornata e poi chiedere al giudice di essere rimesso nei termini. Né può essere ritenuta causa di inammissibilità l'inoltro del ricorso con raccomandata senza avviso di ricevimento, perché si tratta di una mera irregolarità. Sono questi i principi espressi nella sentenza numero 16572/2011 della Cassazione.

Il contribuente al centro della controversia ha inviato il ricorso all'amministrazione tramite raccomandata senza avviso di ricevimento. Il ricorso è stato poi depositato presso la segreteria della Ctp senza il modulo di spedizione e senza cartolina di ricevimento mai restituita al mittente dall'ufficio postale. Anche se l'ufficio si è costituito in giudizio, la Ctp ha dichiarato inammissibile il ricorso introduttivo. Anche la Ctr ha rigettato il successivo appello, per due motivi. In primo luogo la notifica del ricorso era avvenuta tramite raccomandata senza avviso di ricevimento. Poi la mancata produzione della cartolina aveva precluso l'esame della tempestività dell'impugnazione. A questo punto il contribuente ha presentato ricorso in Cassazione affidandosi a due motivi: in appello era stato prodotto il tagliando della spedizione della raccomandata riportante l'indicazione «AR» (con avviso di ricevimento, ndr) e, comunque, l'amministrazione si era costituita in giudizio.

La decisione

La Suprema corte ha ritenuto il primo vizio inammissibile perché il contribuente dovrebbe ricorrere per revocazione anziché in Cassazione trattandosi di un errore relativo alla falsa percezione degli atti sottoposti al l'esame del giudice. Diversa sorte per il secondo vizio che è stato accolto, anche se con motivazioni diverse da quelle prospettate dal contribuente. Quanto alla spedizione del ricorso con raccomandata senza avviso di ricevimento, il mancato rispetto delle prescrizioni formali non produce l'inesistenza o la nullità della notifica ma una semplice irregolarità, a condizione che la controparte non contesti che l'irregolarità del contribuente abbia impedito all'atto di raggiungere il suo scopo. Con riferimento all'omesso deposito della cartolina di ritorno, la Corte ha ripercorso le disposizioni vigenti in materia. La notifica può anche avvenire con lettera raccomandata «AR» del servizio postale ai sensi dell'articolo 16 del Dlgs 546/92. In tal caso la notifica non si esaurisce con la spedizione dell'atto, ma si perfeziona con la consegna del plico al destinatario, e ciò viene provato dal deposito della cartolina di ritorno. Se la controparte non si costituisce in giudizio, l'omessa produzione della cartolina di ritorno viola il principio del contraddittorio e il ricorso è inammissibile. L'articolo 184-bis e l'articolo 153, comma 2, del Codice di procedura civile rimettono in termini il contribuente per il deposito dell'avviso che afferma di non aver mai ricevuto. Ma il ricorrente deve provare documenti alla mano di essersi attivato presso l'ufficio postale richiedendo un duplicato del l'avviso. Pertanto l'omesso deposito della cartolina non è un vizio di nullità della notifica rimediabile con l'istituto della «rinnovazione» all'articolo 291 del Cpc (se il convenuto non si costituisce e il giudice rileva un vizio che comporta la nullità della notificazione fissa al contribuente un termine perentorio per rinnovarla) o della "sanatoria" dell'articolo 156 del codice di rito (il giudice non può pronunciare la nullità dell'atto se questo ha raggiunto lo scopo a cui è destinato).

La Corte ha ravvisato, quindi, il difettoso completamento della procerdura per assenza del l'«evento finale» (conoscenza dell'atto da parte del destinatario). Ma la regolare instaurazione del contradditorio ha reso, di fatto, superfluo il deposito della cartolina di ricevimento.
 

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