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L’ombrello delle cedole ripara dalla recessione

di Alberto Ronchetti

L'Europa è in recessione, e su questo non vi sono dubbi, ma l'Italia sta ancora peggio, e anche su questo non c'è molto da discutere. Tuttavia, malgrado i timori sul futuro di Eurolandia e della moneta unica, in queste strane sedute di fine gennaio l'euro si rafforza e i listini del Vecchio continente – Milano in testa – sono esuberanti. Il che è anche sensato, considerando le sberle delle settimane precedenti.
Il rimbalzo di queste ultime sedute non deve però entusiasmare, nel senso che – anche se probabilmente molti gestori che si sono trovati sottopesati a fine anno stanno ricostituendo le posizioni, spingendo i prezzi – quando i listini saranno a più 10-15% da inizio anno (ora siamo a più 4-5%) scatteranno prese di beneficio strategiche. E, probabilmente, vi sarà un altro serio ritracciamento.
È la normalità, specialmente quando il rialzo è guidato da fattori tecnici e non ha supporti macro nè fondamentali. Ma allora, quando le Borse potranno iniziare un rialzo solido e duraturo?
L'ipotesi più condivisa vede la possibilità di ripresa europea nella seconda parte dell'anno, quando la buona impostazione dell'economia statunitense dovrebbe contagiare in modo benefico anche noi. Ovviamente questa ipotesi non considera la possibilità di esplosione di fattori esogeni, come per esempio la fine dell'euro o l'avvio di dure proteste sociali di fronte ai programmi di austerità varati dai Governi dell'Europa periferica, e quindi va presa con molta cautela. Lo scenario è tuttavia ragionevole, anche perché la voglia di messa in sicurezza dei conti – se saprà essere accompagnata da misure per lo sviluppo – appare condivisa, pur se implica misure dure, dalla maggioranza delle popolazioni europee. Nel frattempo, però, l'investitore azionario come si deve comportare? Una scelta sostanzialmente obbligata è la cautela, cercando fra i titoli più generosi in termini cedolari. Le azioni che pagano elevati dividendi, secondo la valutazione di Peter Stenz, Senior portfolio manager di Swisscanto, offrono una remunerazione vantaggiosa per l'assunzione di rischio.
«Il vantaggio di una strategia conservativa fondata sui dividendi – spiega Stenz – mostra i propri vantaggi soprattutto se confrontata con altre asset class. Per esempio rispetto ai titoli di Stato. I tassi d'interesse per le obbligazioni di alta qualità sono oggi così bassi da non offrire nemmeno riparo da un pur limitato tasso d'inflazione. Certamente i titoli di Stato vengono ancora considerati sicuri dagli investitori, ma i disastrati conti pubblici di diversi Paesi dicono il contrario».
Quindi anche gli investitori con scarsa propensione al rischio dovrebbero valutare seriamente gli aspetti positivi delle azioni di aziende solide, che versano regolarmente elevati dividendi. «Il pagamento regolare di alti dividendi – sottolinea Stenz – è infatti la caratteristica di aziende che ottengono buoni utili anche in condizioni congiunturali negative. Quest'anno in Europa mi aspetto un rendimento cedolare medio del 4,5%, superiore a molte obbligazioni pubbliche».
Non va dimenticato – questo, oltre a essere intuitivo, è dimostrato anche da numerosi studi – che le azioni con dividendi superiori alla media rendono complessivamente di più del mercato azionario in generale. Le cedole azionarie, cioè, forniscono un importante contributo alla performance dei titoli quotati. Fra le aziende che pagano ricchi dividendi e quindi sono idonee per una strategia di questo tipo, Stenz cita titoli dei settori meno ciclici, come energetici, tlc, utilities e farmaceutici.
«La convenienza dei mercati azionari è sotto gli occhi di tutti – conferma Michael Clark, Gestore FF European Dividend Fund –. I prezzi sono interessanti e i dividend yield appaiono buoni. Il mio approccio di investimento si focalizza sulle società in grado di pagare dividendi elevati in maniera sostenibile. La flessione subìta nel 2011 dalle quotazioni azionarie è imputabile principalmente al sentiment negativo innescati dalla crisi dell'area euro e, grazie anche alle basse valutazioni attuali, ritengo vi siano ottime possibilità per gli investimenti azionari in termini di rendimenti complessivi derivati sia dai dividendi che dall'incremento del valore dei titoli».

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