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L’ombra delle authority sull’accordo

MILANO — Il convoglio formato da Telecom, Cdp e Mef diretto alla creazione di una rete unica della banda larga in Italia si è messo in moto, ma prima di arrivare a destinazione i passaggi e gli ostacoli sono diversi e articolati. La Cdp in particolare ha vincolato la sua partecipazione al progetto all’ottenimento di tutte le autorizzazioni da parte degli organismi preposti, sia italiani che europei, e dunque è normale che fin da subito l’occhio si rivolga a queste problematiche. «La Commissione Ue segue da vicino gli sviluppi dell’operazione per la nascita di una rete unica in Italia, ma non può commentare “scenari” che sono ancora “ipotetici”», hanno risposto ieri da Bruxelles.
Procedendo con ordine a valle del cda Telecom del 31 dovrebbe essere firmato il contratto con il fondo Usa Kkr e con Fastweb per la creazione di Fiber-Cop, società nella quale verrà scorporata la rete secondaria di Tim. A quel punto l’operazione dovrà essere notificata all’Antitrust italiano che dovrà basare il suo giudizio su un parere fornito dall’AgCom. La presenza di Kkr nella compagine potrebbe però obbligare alla notifica all’Antitrust europeo, dove regna Marghrete Vestager, la commissaria che tre anni fa obbligò Wind e Tre che volevano fondersi a vendere alcune frequenze a Iliad per mantenere in Italia quattro operatori mobili. Se FiberCop rimane in questa configurazione il via libera potrebbe arrivare entro la metà 2021.
Le cose si complicano se si decide di spingersi più avanti per arrivare a una fusione tra Fiber-Cop e Open Fiber. A quel punto si dovrà procedere a una nuova notifica e il processo autorizzativo riprenderà da zero. Procedendo in questa seconda fase bisognerà vedere quale sarà la quota azioniaria di Telecom nella società della rete unica e se verrà apportata anche la parte rimanente della rete Tim, non solo la secondaria.
L’idea dei promotori è che con una rete comunque scorporata in una società a sè stante e con una governance in cui si condividano tra tutti gli azionisti le nomine dei vertici e gli investimenti, si possa superare lo scoglio della Vestager. Sebbene, in colloqui informali avvenuti con alcuni dei protagonisti italiani, la commissaria abbia detto che una rete a banda larga unica, in Italia, sia un passo indietro. Riservandosi però di esaminare i documenti della Agcm e AgCom italiane degli anni scorsi nei quali si sosteneva che l’assetto ideale per l’Italia fosse una rete unica non verticalmente integrata.
In pratica ciò che vorrebbero gli operatori alternativi a Telecom, Vodafone, WindTre, Iliad, Sky. È su questi temi che si giocherà l’esito finale della rete unica non escludendo che Vestager possa deliberare “rimedi” a favore di altri operatori.

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