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Lombardia. La specialità della regione: il mix virtuoso manifattura servizi

C’è la sensazione diffusa che studi e riflessioni sull’economia lombarda abbiano bisogno come di un salto di qualità. Senza voler sottovalutare lavori sicuramente esaurienti — come quello pubblicato in giugno dalla Banca d’Italia nell’ambito delle monografie dedicate alle Economie regionali — sono le rilevanti novità del nuovo modello lombardo a meritare una valutazione originale e anche la briga di prendersi qualche rischio interpretativo.

La Lombardia è sicuramente una delle tre regioni che ha intercettato meglio la ripresa 2015-2017 e il settore manifatturiero ha riguadagnato una buona parte di quanto aveva lasciato sul campo nei lunghi anni della recessione, ma lo ha fatto anche trasformandosi profondamente (in corsa). Si parla molto della svolta rappresentata dalle filiere. Vale la pena di ricordarla in questo contesto come una risposta di «flessibilizzazione» del sistema industriale, che in questa modalità dovrebbe aver trovato una sua ricetta non di breve periodo ma destinata a segnare una fase discretamente lunga.

Anche perché oltre alle filiere italiane i nostri sistemi di fornitura, organizzati attorno ai distretti, hanno avuto la capacità di inserirsi nella grandi catene del valore internazionale, segnatamente nei settori dell’automotive e del lusso.

Confronti

Emilia-Romagna e Veneto hanno saputo dare risposte analoghe, hanno intercettato la ripresa post Grande Crisi in maniera più che significativa e hanno sviluppato l’organizzazione in filiere come in Lombardia. Al punto che si è cominciato a parlare di un nuovo triangolo industriale Treviso-Bologna-Varese immagine che, anche solo a livello di rappresentazione, dà il senso delle discontinuità intervenute e di come la Lombardia, a mo’ di girasole, guardi sempre di più verso Est che verso Ovest.

Ma attenzione il nuovo triangolo non è uniforme, presenta comunque un lato che esercita una funzione differente e più moderna. Per dirla tutta l’esperienza lombarda reca in sé qualcosa di più rispetto anche alle straordinarie performance delle regioni «sorelle» e ciò rimanda all’interazione profonda tra manifattura e servizi. Lo sottolinea anche lo studio Banca d’Italia di cui parlavamo, laddove sostiene che «nel terziario lombardo è proseguita, rafforzandosi, la fase espansiva, particolarmente marcata nei servizi alle imprese. E’ cresciuto il numero delle start up innovative e gli indicatori di attività innovativa delle imprese sono migliori».

Sappiamo che il terziario avanzato milanese non è ancora paragonabile a quello delle grandi città dell’Europa continentale e in passato è stato impietosamente documentato come i servizi lombardi (specie quelli professionali) avessero per lo più un raggio di mercato tutto sommato limitato alla regione e poco più. Qualcosa però in questi anni è cambiato, si pensi sicuramente alla sanità ma non solo. E’ entrata in gioco l’innovazione di cui parlava il paper Banca d’Italia e proprio per questo motivo è necessario capire meglio i cambiamenti intervenuti e verificare quale grado di apertura internazionale il terziario lombardo sia riuscito a raggiungere nel frattempo.

Rinascita

E’ chiaro finora ho usato il termine «lombardo» ma questa riflessione sulla relazione nuova tra manifattura e servizi come elemento identitario della regione tira in ballo Milano e la sua rinascita. In merito si possono dire molte cose: si pensi alla capacità di attrazione sui talenti di tutta Italia che la città di Ambrogio ha ripreso a vantare, si può estendere il ragionamento ai flussi turistici che avevano in passato sottostimato Milano e che invece la stanno rivalutando in una misura che sorprende noi stessi, si può constatare come sia crescente il ruolo della città come vetrina internazionale di qualsiasi progetto sia stato ideato nel Paese.

I sociologi per indicare le relazioni tra una metropoli terziaria e i territori limitrofi usano lo schema conosciuto come «città-campagna» (viene usato molto in questa stagione politica anche per fotografare i differenti flussi elettorali) e possiamo sicuramente utilizzarlo anche per indicare i rapporti tra Milano, il resto della Lombardia e i territori del Nord. Dico questo perché in realtà esiste una sorta di «grande Lombardia implicita» visto che almeno Novara, Piacenza e in qualche misura Verona gravitano fortemente su Milano e la Lombardia.

E allora un caso interessante di relazione virtuosa città-campagna può essere quello di Industria 4.0. Milano è riconosciuta come la capitale dell’elaborazione intorno a questo nuovo format industriale, il territorio di Varese ospita il cuore della manifattura italiana di macchine utensili e robot e tutte le medie imprese della regione sono tra quelle che si sono messe con maggiore impegno e continuità ad applicare le nuove metodologie ai loro processi di fabbricazione, alle relazione con i fornitori e più in generale al loro rapporto con il mercato.

E’ solo un esempio ma forse è il più indicato a sottolineare la «specializzazione» lombarda dentro l’economia che cambia.

Dario Di Vico

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