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Logistica, Ceva è fuori mercato: nuova inchiesta, Mise in campo

Di nuovo all’interno della legalità , ma all’improvviso ai margini dal mercato. Esclusa dalle gare e abbandonata da più clienti. «I concorrenti offrono prezzi migliori di Ceva, perché più bravi o perché utilizzano cooperative con gli stessi problemi di sfruttamento di manodopera»? Con quest’interrogativo, la Procura di Milano allarga l’inchiesta, che aveva portato a maggio al parziale commissariamento – primo caso in Italia per caporalato – di Ceva logistics srl, filiale italiana della multinazionale svizzera. «Il rispetto delle regole – riflettono gli inquirenti – non può diventare motivo di turbativa della concorrenza».

Sulla scrivania del pm Paolo Storari sono arrivate anche le informazioni, inviate dall’amministratore giudiziario e dalla stessa società ai giudici Fabio Roia e Veronica Tallarida della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale, che a sua volta le ha trasmesse in Procura, per indagini preventive.

Dal quadro attuale, emerge come «nel 2019, dodici clienti con cui Ceva collaborava da anni – scrivono al Tribunale i difensori, Angelo Giarda e Luca Luparia – hanno scelto di non rinnovare i contratti», per un valore annuo di 31 milioni, per via di prezzi «non concorrenziali». Commesse con clienti importanti (tra cui big della telefonia, delle assicurazioni, società di abbigliamento, della tecnologia o della grande distribuzione, mentre è stato trovato un accordo con un grande nome dell’editoria) che garantivano «l’impiego di 37 dipendenti diretti Ceva e 235 lavoratori di cooperative, che si troverebbero quindi in esubero». E si sta cercando di evitare che pesi troppo sugli operai (370 diretti e 890 indiretti) anche la perdita di 60 gare, a cui Ceva ha partecipato da maggio, dall’arrivo cioè dell’amministratore giudiziario, Roberto Paese, perché risanasse le criticità con i subfornitori, a cominciare da Premium Net, accusato di sfruttamento del lavoro: dopo l’arresto dei vertici, i rapporti sono stati chiusi nel 2018. Ora l’elenco dei clienti passati da Ceva a concorrenti (piccole e grandi società, emiliane, trentine, del novarese, del comasco o della provincia di Firenze, alcune delle quali aperte anche da ex dipendenti della stessa multinazionale), rappresenta un punto di partenza per i controlli preventivi che la Procura intende fare sui contratti. Controlli sia sulle società di logistica che sui clienti. Il libero mercato – è la riflessione condivisa al Palazzo di Giustizia – è altro rispetto alla consapevolezza di quali condizioni di lavoro possano consentire certi prezzi bassi. «Se compriamo a 100euro un rolex che in gioielleria costa mille- si cita ad esempio – non possiamo non interrogarci sulle ragioni della differenza». Tecnicamente, si chiama “responsabilità solidale” e prevede, in base al decreto legislativo 276 del 2003 (art.29), l’esistenza di «una catena virtuale tra chi presta il lavoro e chi ne gode», compresi i commenti industriali.

In questi mesi, Ceva, che da aprile ha un nuovo azionista CMA CGM – oltre ad aver aumentato del 20% i contratti, minimo legale per evitare lo sfruttamento, si è dotata di nuovi modelli organizzativi per la legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti, con una specializzazione sui rapporti con i fornitori. «Pareri tecnici confermano – sottolinea l’amministratore giudiziario, Roberto Paese – che le loro proposte sono tra quelle che più garantiscono la legalità in Italia». Progressi riconosciuti, nell’ultima udienza del 7 novembre anche dal presidente delle Misure di Prevenzione, Fabio Roia, ma che allontanano i clienti, col paradosso che «chi si rimette nella legalità esce dal mercato». Una questione analoga a quella esistente per le aziende confiscate per mafia. E proprio sulla base del codice antimafia, è stato già attivato in Prefettura un tavolo sul mondo della logistica, ma «la questione ha carattere nazionale e stiamo avviando un’interlocuzione col Ministero dello sviluppo economico – anticipa Roia a IlSole24ore – attraverso Prefettura e sindacati». «Se passasse il protocollo si scardinerebbe un sistema e le responsabilità sarebbero diffuse, il tavolo della Prefettura – sottolinea Paese – rappresenta la prova del nove della volontà degli industriali. Nella bozza, si prevede tra l’altro la clausola sociale sull’assorbimento del personale». Entro domani, le associazioni datoriali dovrebbero mandare le osservazioni al testo inviato, in vista di una nuova riunione del tavolo tecnico, coordinato dal capo di gabinetto della Prefettura, a gennaio. A metà febbraio, invece, la prossima udienza sul caso Ceva, la cui amministrazione giudiziaria dovrebbe cessare tra marzo e maggio.

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