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L’offerta dei canadesi sulle macchine per alimenti a rischio Golden Power

Pasticcio di golden power alla parmigiana. La Consob ha sospeso, dal 22 gennaio e per massimi 15 giorni, i termini per approvare il prospetto informativo della canadese Ats per comprare Cft, azienda che progetta e produce macchinari per l’industria alimentare e delle bevande. L’autorità si è mossa per «considerare ulteriormente il recente intervento governativo in materia di Golden Power».
Cft è quotata da neanche due anni all’Aim, e gli aspiranti – un gruppo con sede in Ontario e 20 impianti in tutto il mondo – offrono fino a 88,1 milioni per «promuoverne la crescita come parte fondamentale del gruppo, revocando la quotazione per conseguire maggior flessibilità operativa e organizzativa». Tuttavia, a quel che si apprende, i canadesi non avevano fatto bene i conti con la nuova legge antiscalate, con cui nove mesi fa il governo Conte, cogliendo un invito della Commissione Ue, ha ampliato presidi, ambiti e controlli a difesa dei settori ritenuti strategici e che potrebbero diventare bersaglio di scalate straniere.
Sembra infatti che Ats non avesse notificato a Palazzo Chigi (come prevede l’ultima normara sui poteri di veto pubblici) l’intenzione di comprare la società italiana, forse ritenendo che l’operazione non rientrasse nella fattispecie. La notifica è stata inoltrata solo dopo la richiesta delle istituzioni: e questo avrebbe indotto la Consob a fermare la clessidra. La norma dà al governo 45 giorni dalla notifica per pronunciarsi, per questo il prospetto di offerta potrebbe essere approvato con la clausola del nulla osta di Palazzo Chigi. Intanto ieri sera il compratore Automation Tooling Systems (Ats) ha reso noto che l’autorità spagnola non ha esercitato il golden power per la propria parte (Cft ha impianti in Spagna). La notifica a Madrid era datata 16 dicembre.
Ats il 7 dicembre aveva annunciato l’offerta sulle azioni della società di Parma, con un premio sonante dell’86,4% sull’ultimo prezzo, (il premio medio in Italia è storicamente al 13,7%), e il 124% sui prezzi Cft dell’ultimo mese. L’offerta canadese peraltro pareva ben vista da dirigenti e grandi soci della preda: Ats aveva già di voler confermare, in caso di successo, il presidente Roberto Catelli e l’ad Alessandro Merusi nei loro ruoli. E il 21 gennaio era stata resa nota la rinuncia al “lock up”, del luglio 2018 quando Cft entrò in Borsa, fondendosi con la quotata Glenalta. Allora i soci Rpc srl, Aea srl, Ma.Li srl, F&B Capital Investment e Cfo Sim avevano promesso di non vendere titoli per un tempo più lungo.
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