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L’Ocse vede nero per l’Italia “Unico Paese in recessione il Pil scenderà dello 0,4%”

Italia al palo. Una doppia doccia fredda arriva sul Pil nazionale. Il primo schiaffo viene dall’Ocse che taglia drasticamente le stime 2014 a quota meno 0,4%: è l’unico dato negativo all’interno del G7. Il secondo è di Standard & Poor’s che prevede per il Paese una crescita zero, da più 0,5 dello scorso giugno e, soprattutto, considera l’economia nazionale «incapace di uscire dalla recessione quest’anno». Quasi fosse un peso il resto di Eurolandia.

Interrogato su quest’ultimo punto il premier Renzi fa sapere che farà oggi «un lungo intervento in Parlamento». Ma la sostanza di entrambe i verdetti è che l’Italia soffre, è impantanata nel tunnel della crisi, non riesce ad uscirne. Non solo: è «deludente» anche la performance economica di tutta Eurolandia e di Francia e Germania in particolare, cosa che certo non aiuta. Le Borse infatti reagiscono con un certo affanno: già in ansia per il referendum scozzese e preoccupate per il dato sulla produzione industriale cinese, che lo scorso agosto è salita solamente del 6,9% su base annua, la variazione più bassa degli ultimi cinque anni, chiudono contrastate. Milano in particolare, dopo la doppia bocciatura, perde l’1,04% ed è la peggiore d’Europa.
Colpisce la durezza dell’analisi dell’Ocse e l’ampiezza della sforbiciata sulle stime italiane: ancora lo scorso maggio l’outlook degli analisti parigini collocava il Pil in salita di mezzo punto .
Ora viene fuori che la situazione non è destinata a migliorare: nel 2015, bene che andrà, la crescita non supererà lo 0,1% da 1,1 stimato inprecedenza. Gli analisti, in qualche maniera, entrano anche nel merito del dibattito sulla flessibilità, assai caro a Renzi . Con le loro parole: «Vista la debolezza della domanda, la flessibilità all’interno delle regole europee dovrebbe essere utilizzata per sostenere la crescita». Nel contempo, «il continuo fallimento dell’economia globale nel generare una crescita forte, equilibrata ed inclusiva sottolinea l’urgenza di sforzi di riforma ambiziosi». A Renzi, il presidente dell’organismo Gurria chiede espressamente di «accelerare le riforme» e pronostica: «In Italia la ripresa sarà più debole che nel resto della Ue».
Senza sconti anche l’analisi di S&P. Secondo questi esperti le misure annunciate in marzo dal governo Renzi (oltre agli 80 euro anche il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione) «non hanno avuto effetti» sui consumi in Italia: si pensava che potessero aumentare dello 0,3%, invece ora la stima è ridotta ad un risicato più 0,1%. Nella visione di S&P, Germania e Francia sono «in difficoltà per sostenere la ripresa iniziata lo scorso anno e l’Italia resta bloccata nella recessione». I ritardi nazionali nelle riforme hanno «fatto fallire» l’obiettivo di far risalire «la fiducia delle aziende e degli investitori». E i principali mercati dell’export italiano, Germania Francia e Usa in testa sono anch’essi frenati. Il ministro Poletti: «Vediamo da sette anni di crisi, è difficile ripartire ma agiremo con rigore».
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