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L’Ocse rivede al rialzo il Pil 2015: +0,6%

Sulle riforme l’Ocse registra un «approccio sorprendente: l’Italia è tornata». Così si è espresso ieri il segretario generale Angel Gurrìa, in occasione della presentazione del rapporto sul nostro Paese, ospite il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, accompagnato per l’occasione dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e dal ministro delle Riforme costituzionali, Maria Elena Boschi.Lo studio dell’organizzazione basata a Parigi afferma infatti che in Italia sono in corso «riforme ambiziose», «dopo un lungo periodo di stagnazione che ha reso l’economia vulnerabile alla crisi finanziaria» ma che rimane essenziale assicurarne la piena attuazione. Anzi, secondo lo slogan utilizzato da Gurria la cosa più importante da fare, ora, è «attuazione, attuazione, attuazione». 
Il sottinteso è che anche leggi sulla carta molto efficaci, se poi non vengono approvate e messe in opera, finiscono con il produrre scarsi risultati. Invece, spiega l’Ocse, se le riforme in cantiere e quelle ancora da realizzare in molti campi verranno pienamente attuate, potrebbero determinare un aumento del Pil superiore al 6% nell’arco di un decennio e un innalzamento, tutt’altro che trascurabile, pari al 3,5% nell’arco di cinque anni, con ben 340mila posti di lavoro in più. Non basta: il club dei Paesi ricchi del mondo ha anche rivisto le sue stime d’inizio d’anno, che per l’Italia erano particolarmente caute e le assegnavano per il 2015 un incremento del Pil pari allo 0,4%. E ha portato l’aumento di prodotto stimato per l’anno in corso a un + 0,6%, mentre nel 2016 la crescita dovrebbe essere dell’1,3 per cento.
Gurria ha spiegato ai giornalisti che «ci sono elementi che ci permettono di avere una prospettiva più positiva» come le misure straordinarie adottate dalla Bce, i prezzi petroliferi, e i dati relativi all’ultimo trimestre 2014. Sono tutti fattori che, per qualcuno, come ad esempio gli economisti di Prometeia, potrebbero imprimere alla nostra economia un’accelerazione ancora più forte della stima rivista dall’Ocse, che viene ritenuta dagli economisti bolognesi ancora “cauta”.
Il rapporto Ocse contiene una serie di raccomandazioni a Roma: in primo luogo occorre «concludere le riforme in Parlamento e riattribuire e definire chiaramente le competenze tra Stato ed amministrazioni locali»; si deve inoltre assicurare «che la legislazione abbia una formulazione chiara e inequivocabile, supportata da una Pa più efficace, riducendo anche il ricorso ai decreti legge». L’Ocse raccomanda poi «un’ulteriore razionalizzazione del sistema giudiziario» e chiede al governo di considerare la possibilità di creare una Commissione per la produttività, con il compito di fornire consigli su questioni relative a questo tema e di intraprendere un dialogo con le parti interessate.
Del resto, Gurria ha riaffermato ieri che per l’Italia il problema numero uno è ancora la bassa produttività del sistema. Una carenza all’origine della malattia della bassa crescita che affligge il nostro Paese dalla fine degli anni 90 e che, come spiega l’Ocse, ha lasciato indietro l’Italia in molti ambiti, in particolare «nel campo dell’istruzione e delle competenze, dell’occupazione, del reddito e dell’abitazione», al punto che, si osserva, «in nessuno dei settori degli indicatori “better life” l’Italia oggi si classifica tra i primi 7 Paesi dell’Ocse».
Fari puntati anche anche sulla lotta alla corruzione. Ma l’enfasi maggiore è posta dall’Ocse sul Jobs Act. «Dare la massima priorità alle riforme del mercato del lavoro per rafforzare la produttività e aumentare i posti», afferma il rapporto, attuando «pienamente il contratto unico a tutele crescenti», modificando la composizione della spesa nelle politiche attive, limitando i programmi di formazione a chi ne ha bisogno, assistendo chi cerca lavoro, incoraggiando la partecipazione delle donne con orari più flessibili e maggiori servizi a infanzia e anziani.
Va inoltre attuato pienamente, dice ancora l’Ocse, il sistema unico d’indennità di disoccupazione; e vanno incoraggiate le parti sociali a raggiungere accordi salariali a livello aziendale con i rappresentanti di una maggioranza dei loro dipendenti. Per l’organizzazione parigina, il tasso di disoccupazione in Italia scenderà al 12,3% quest’anno e all’11,8% nel 2016 (12,4%nel 2014).
I riconoscimenti dell’Ocse sono stati accolti con grande soddisfazione dal ministro Poletti che rivendica la progressiva, rapida attuazione della delega. Altrettanto soddisfatto il ministro dell’Economia: «Il rapporto Ocse ci dice che la direzione è quella giusta – ha detto Padoan – e che se si estrapola nel futuro l’impatto delle misure, i risultati si vedranno in modo crescente in termini di crescita, occupazione e qualità della finanza pubblica, con il calo del deficit e del debito».
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