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L’Ocse rafforza gli scambi di informazioni

Scambi di informazioni fiscali, non solo per i singoli ma anche per i gruppi di contribuenti. E sopratutto il loro utilizzo sarà allargato, non solo per il caso specifico per cui si richiede l’assistenza ma anche per altre indagini in corso o future. E’ questa la nuova spallata dell’Ocse all’evasione fiscale internazionale.

Al termine di un braccio di ferro durato oltre due anni, i 34 Paesi membri (insieme a Cina, Russia, India, Argentina e Sudafrica) hanno raggiunto un accordo sulla riforma dell’articolo 26 del modello di Convenzione fiscale relativo all’assistenza amministrativa che d’ora in avanti sarà accordata non soltanto nel caso di singoli individui ma anche di gruppi di contribuenti. Fermo restante il divieto assoluto di dar seguito alle “fishing expedition”, ovvero alle domande prive di indizi concreti che continueranno a rimanere escluse dagli standard Ocse. Ebbene, la nuova disciplina stabilisce che, nel caso di domande raggruppate, gli individui oggetto della richiesta di assistenza amministrativa debbano essere identificati tramite specifici criteri di ricerca assicurando, in questo modo, il rispetto dei valori di trasparenza previsti dall’Organizzazione di Parigi. Nello specifico, il Paese richiedente sarà tenuto a fornire una descrizione dettagliata del gruppo e delle circostanze che hanno portato alla richiesta di informazioni di carattere fiscale, oltre a una spiegazione dettagliata dei termini di legge relativi al reato ipotizzato, spiegando nei dettagli le ragioni per cui si teme che il gruppo di contribuenti in questione possa aver eluso le norme fiscali del Paese. A questo proposito, il nuovo articolo 26 della Convenzione prevede anche che il Paese richiedente di assistenza amministrativa dia evidenza del fatto che le informazioni richieste possono risultare utili a determinare il rispetto della legge nei confronti parte dei presunti evasori.

Le novità non finiscono qui. La riforma del testo della Convenzione prevede infatti che le informazioni trasmesse dalle autorità fiscali di un Paese possano essere utilizzate dal Paese richiedente non soltanto per i fini indicati nella domanda di assistenza amministrativa ma anche per altre indagini in corso o future. E questo, con l’intento di ampliare l’efficacia del sistema di condivisione delle informazioni al fine del contrasto al crimine transnazionale. Il nuovo testo della Convenzione chiarisce inoltre come, «in caso di violazione della riservatezza imposta dallo Stato richiedente, le autorità del Paese oggetto della domanda di assistenza amministrativa possono sospendere l’assistenza fino a quando lo Stato richiedente non darà garanzie di rispetto delle regole di riservatezza». Novità in arrivo anche sul fronte della tempistica ammessa dall’Ocse per rispondere alle richieste di assistenza amministrativa. L’aggiornamento 2012 dell’articolo 26 prevede infatti uno standard temporale predefinito: a meno di accordi diversi intercorsi tra le parti, le autorità tributarie saranno tenute a rispondere entro due mesi dalla ricezione della richiesta di assistenza amministrativa nel caso in cui le informazioni siano già in possesso delle autorità fiscali dello Stato oggetto della domanda; in tutti gli altri casi, i tempi si allungano arrivando a un massimo di sei mesi.

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