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L’Ocse ci promuove “Riforme, Pil cresce” Mr. Spending lascia

ROMA.
Anche l’Ocse crede nella ripresa italiana.
Anche questi esperti ritoccano al rialzo le stime di crescita dell’economia nazionale, fino a quota 0,8% quest’anno, fino a 1,4% nel 2016 e nel 2017. «Una buona notizia», secondo il commento del ministro Padoan. Ma in serata ne arriva un’altra, meno buona. Le dimissioni di Roberto Perotti, commissario alla
spending review.
«Mi sono dimesso sabato, amichevolmente. Non mi sentivo molto utile», commenta a caldo il professore della Bocconi.
Dopo Cottarelli, è il secondo commissario che lascia nel governo Renzi.
La ripresa «è forte e continua» e «non è un fuoco di paglia», insiste Padoan. Ed è la conferma di quello «che stanno dicendo tutte le istituzioni internazionali» e lo stesso governo. Nella nota di aggiornamento al Def si parla di un Pil a quota 0,9% quest’anno e 1,4 il prossimo. Secondo Padoan, sarebbe d’aiuto se la Germania riducesse il suo surplus commerciale.
Comunque Pil in crescita «dopo tre anni di contrazione», nota il capo dello Stato, Sergio Mattarella. «E’ una prima inversione di tendenza che tutte le previsioni vedono confermata anche nel 2016. Segnali positivi arrivano anche sul fronte dell’occupazione».
Proprio l’Ocse rileva che il Jobs Act e gli sgravi per le assunzioni «stanno trainando la svolta del mercato del lavoro», hanno portato «ad un rilevante aumento dei nuovi contratti a tempo indeterminato», hanno ampliato «le reti di sicurezza sociale» rendendo così la crescita «più inclusiva»: 12,3% il tasso di disoccupazione quest’anno, 11,7% nel 2016.
Tra le raccomandazioni importantissima quella di «spostare in modo permanente il peso della tassazione dal lavoro ai consumi e agli immobili e aumentare le tasse ambientali». Queste due scelte, se attuate, rafforzerebbero le basi per la crescita.
Il responsabile dell’Ocse Gurria si complimenta col governo per le riforme. Ma lo studio invita a non dimenticare le sofferenze bancarie. Sono una zavorra per la ripresa, minano la crescita degli investimenti. Il governo ha già fatto «passi positivi» per rivitalizzare il mercato. Ma l’Ocse gradirebbe la creazione di una «bad bank».
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