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L’Ocse approva le riforme: il Pil salirà Ma è allarme sui giovani inattivi

Le parole chiave per l’Italia sono «produttività» e «attuazione delle riforme». Lo ha ripetuto più volte, il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurría, presentando il rapporto sul nostro Paese. Un rapporto che conferma il riavvio della crescita, plaude all’impegno del governo sulla tenuta dei conti e sulle riforme, individuando in quella sul lavoro il «vero motore della ripresa». «L’Italia è tornata» ha detto Gurría, affiancato dai ministri dell’Economia, Pier Carlo Padoan, del Lavoro Giuliano Poletti e delle Riforme Maria Elena Boschi. La ripresa dell’economia sarà sostenuta dal calo del prezzo del petrolio, dall’indebolimento dell’euro e dalle misure straordinarie della Bce e si concretizzerà con un aumento del Pil (Prodotto interno lordo) dello 0,6% quest’anno e dell’1,3% il prossimo, ha quindi detto Gurría confermando il rialzo delle stime per il 2016.«Se pienamente attuate, le riforme potrebbero aumentare il Pil del 6% in 10 anni» e «creare 340mila posti di lavoro in cinque anni», ha aggiunto. 
«Il governo compie un anno e il rapporto Ocse ci dice che la direzione è quella giusta», con risultati «crescenti nel tempo» ha commentato Padoan esortando a non dimenticare che «il nostro Paese ha flirtato con il rischio grandissimo della deflazione». Rischio superato grazie all’azione della Bce.
Tra le raccomandazioni dell’Ocse per le riforme spicca quella sulla previsione di strumenti per ridurre il problema dei crediti bancari inesigibili che frenano i prestiti all’economia.«Bisogna distinguere tra urgenza, data dal fatto che dopo tre anni di recessione le banche hanno accumulato molte sofferenze, ed emergenza che non c’è perché le banche italiane sono perfettamente in grado di gestire il credito senza problemi», dice Padoan. Quanto alle possibili soluzioni, «il governo italiano — continua il ministro — sta esaminando ipotesi di misure che vanno sotto il nome generico di bad bank : soluzioni orientate al mercato, dove l’intervento dello Stato sia limitato nel rispetto dei vincoli imposti dalla Ue sulla concorrenza». Se l’Ocse guarda con le sue analisi al futuro, l’Istat ieri ha ricordato con le sue statistiche il passato e il presente che resta difficile per molte famiglie italiane, quelle che nel 2013 erano in condizioni di povertà relativa (il 12,6%, cioè poco più di 10 milioni di individui) mentre la povertà assoluta coinvolgeva il 7,9% dei nuclei, per un totale di circa 6 milioni di persone. Ora le stime Caritas parlano di un italiano su tre a rischio povertà. E poi i giovani che in 2,5 milioni, sono neet ossia non più inseriti in un percorso scolastico-formativo o attività lavorativa (va peggio solo la Grecia) Non sono dati nuovi ma parte del rapporto «Noi Italia». E Istat e Isfol ieri hanno presentato il nuovo sistema informativo sulle professioni con le indicazioni delle prospettive di trovare lavoro e delle competenze richieste.

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