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L’Ocse all’Italia “Se torna il virus il Pil crolla del 14%”

ROMA — Sullo scenario peggiore, cioè quello di una seconda ondata di contagi in autunno, è meglio chiudere gli occhi. Se questa malaugurata circostanza si verificasse, ed al momento i virologi sembrerebbero cautamente ottimisti, l’Ocse prevede, nell’Economic Outlook diffuso ieri, un quadro drammatico per l’Italia. Il Pil di quest’anno, che nel caso di una ritirata del virus oggi viene calcolato dall’istituzione di Parigi in contrazione dell’11,3 per cento, nella eventualità di una seconda ondata e di un secondo lockdown scenderebbe del 14 per cento.
Che la situazione rischi seriamente di colpire il tenore di vita degli italiani lo dimostra il dato del Pil pro-capite che è tornato ai livelli del 1993, 27 anni fa. Anche la disoccupazione è in salita: quest’anno tornerà a doppia cifra al 10,1 per cento. La finanza pubblica, entrerebbe in uno scenario piuttosto pericoloso ed inedito: il rapporto debito-Pil nel 2020, nel caso l’epidemia rientri nelle prossime settimane, raggiungerebbe il 158,2 per cento mentre nel caso della seconda ondata toccherebbe 169,9 per cento del Pil.
L’incubo non finisce qui: perché l’Ocse calcola anche il rapporto debito- Pil tenendo conto di debiti e garanzie che non entrano nella normale contabilità di Maastricht: ebbene in questo caso nel 2020, nella eventualità di doppia ondata, avvisteremmo un livello “giapponese” del 200%, per la precisione 194,7%. Cifre fuori dalla normalità anche per il deficit che salirebbe al 12,8% del Pil quest’anno nello scenario peggiore e in quello migliore si arresterebbe all’11,2 per cento.
È evidente come tutte le previsioni economiche ballino, appese stavolta alle prospettive dell’epidemia. Tuttavia l’Ocse traccia con dati recentissimi alcuni elementi di permanente criticità. Ad esempio la ripartenza delle industrie, delle costruzioni e di una parte dei servizi alla fine di aprile è stata un dato positivo ma la ripresa italiana risente della scarsa fiducia, della caduta dell’export e del turismo che avrà un impatto anche nel 2021. I consumi sono in diminuzione del 10,5% e l’export del 14,4%.
Detto questo il prossimo anno, se tutto andrà per il meglio, potremo aspettarci un rimbalzo del Pil del 7,7 per cento. Del resto il segretario generale dell’Ocse Angel Gurrìa, da sempre amico dell’Italia, non risparmia qualche consiglio incoraggiante: invita ad aderire al Mes, ha parole di plauso per il Recovery Fund e interpellato sul debito del nostro paese sdrammatizza: «Non stiamo a guardare il manuale di questi tempi! ».
Del resto l’intero pianeta sta pagando un prezzo altissimo al virus. L’economia mondiale secondo l’Ocse quest’anno si contrarrà, nella ipotesi migliore, del 6 per cento, l’area dell’euro del 9,1 per cento, la Francia dell’11,4 e solo la Germania conterrà la caduta al 6,6 per cento. Dagli Usa, che l’Ocse dà al -7,3 per cento giungono segnali più confortanti: la Fed, che prevede di lasciare invariati i tassi probabilmente fino al termine del 2022, stima una caduta del Pil del 6,5 per cento e un rimbalzo del 5 per cento nel 2021. E Powell parla di «grande incertezza» ma anche di «stabilizzazione dell’economia

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