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Lockdown e crisi globale dimezzano la manifattura

Neppure i farmaci. E nemmeno l’alimentare, nonostante la corsa degli italiani a fare scorte. Anche i settori anticiclici per definizione cedono terreno sotto i colpi dell’emergenza Covid, che ad aprile getta in rosso l’intero apparato produttivo nazionale, dimezzandone di fatto l’output. Nelle rilevazioni Istat la produzione industriale lascia infatti sul campo il 19,1% rispetto al mese precedente (in linea con Germania, Francia e Spagna), il 42,5% in rapporto allo stesso periodo del 2019. Esito del resto inevitabile alla luce del doppio shock che proprio ad aprile ha avuto il suo momento culminante. Periodo in cui ad aggravare gli effetti della debolezza della domanda per beni di consumo e di investimento, in Italia come all’estero, è intervenuto il lockdown produttivo a pioggia, che a partire dal 25 marzo ha bloccato gran parte dell’offerta sul territorio nazionale.

Un quadro in parte mitigato dalle eccezioni ammesse per alcune filiere importanti (alimentari, chimica e farmaceutica) , così come dalle circa 200mila richieste di continuità produttiva avanzate dalle singole aziende per via prefettizia. E che tuttavia presenta nei numeri risultati desolanti, anche in termini storici, con il picco negativo di sempre nelle misurazioni Istat. Dal punto di vista settoriale la gara è a chi va meno peggio, nessun comparto infatti registra un segno positivo. Farmaceutica e alimentari, penalizzati in termini di domanda ma non bloccati nell’offerta, contengono i danni in 7-8 punti percentuali su base annua e anche la chimica riesce a spuntare un -21,5%. Disastroso in tempi normali, quasi confortante guardando a ciò che accade altrove.

Con una media trainata verso il basso in particolare dai mezzi di trasporto, in calo del 74% per effetto dello stop assoluto dell’auto, che cede esattamente il 100% della già magra produzione di marzo. Settore chiave per un ampio indotto, che oltre a patire il blocco interno subisce gli effetti del crollo delle immatricolazioni in tutto il mondo. Crisi delle quattro ruote che aggrava i dati di aprile per prodotti in metallo, meccanica strumentale, componentistica in gomma-plastica, aree che cedono oltre il 50% per il combinato disposto del calo della domanda e dei limiti alla produzione. Il risultato peggiore in assoluto è però per il comparto tessile-abbigliamento, bloccato dal lockdown e comunque fermato a valle dalla chiusura in Italia di ogni sbocco commerciale, così come penalizzato dai minori acquisti oltreconfine: ad aprile la produzione qui è quasi azzerata, ridotta dell’80,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nella media la manifattura nel complesso arretra del 45,6%, in misura più ampia del dato complessivo, sostenuto da una parziale tenuta (-13,8%) dell’energia.

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Già nel primo trimestre, dunque prima del lockdown totale, gli effetti dell’emergenza erano comunque visibili, anche nel mercato del lavoro. Pur a fronte di una sostanziale stabilità delle posizioni lavorative (-0,2% congiunturale) le ore lavorate hanno registrato un calo del 7,5% sul trimestre precedente,del 7,7% su base annua. L’equivalente – di 1,66 milioni di posti di lavoro full-time.

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