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Locazioni, subentro illimitato

Il subentro nel contratto di locazione è ammissibile anche in occasione del decesso di un soggetto che già ne abbia beneficiato nei confronti dell’originario conduttore. Può quindi valersi del diritto di cui all’art. 6 della legge n. 392/78 anche il convivente more uxorio della donna defunta che, a sua volta, fosse subentrata per i medesimi motivi nel contratto di locazione a uso abitativo stipulato dal padre. Questo il nuovo principio stabilito dalla terza sezione civile della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 3548, depositata in cancelleria il 13 febbraio scorso, ha per la prima volta affrontato la questione se la menzionata ipotesi di successione ex lege nella locazione debba o meno applicarsi un’unica volta nel corso dell’esecuzione del relativo contratto.

I fatti. Nel caso in questione la società proprietaria di un appartamento concesso in locazione aveva chiesto al tribunale l’ordine di rilascio per occupazione senza titolo nei confronti del soggetto che la abitava. Quest’ultimo si era però costituito in giudizio eccependo di avere titolo per abitare in detto immobile, in quanto avente diritto al subentro nel contratto di locazione ex art. 6 della legge n. 392/78 in qualità di convivente more uxorio della conduttrice, ormai deceduta. La proprietà, tuttavia, aveva a sua volta eccepito che quest’ultima era a sua volta subentrata nel medesimo contratto intestato al padre, una volta che questo era deceduto, e che quindi non si poteva più fare applicazione dell’art. 6, il quale permetterebbe soltanto una volta il subentro dei soggetti conviventi nel contratto di locazione stipulato dal conduttore defunto. Il tribunale aveva accolto proprio quest’ultima eccezione, ma la sentenza era stata prontamente impugnata dinanzi alla Corte di appello la quale, ribaltando completamente la decisione, si era pronunciata per la legittimità del subentro. La sentenza è quindi stata impugnata dinanzi alla Suprema corte dalla società immobiliare per ottenere la corretta interpretazione dell’art. 6 della legge in materia di locazioni.

La decisione dei giudici di legittimità. La Cassazione ha dovuto occuparsi per la prima volta della questione relativa all’applicabilità successiva, in relazione al medesimo contratto di locazione, dell’ipotesi di subentro nella posizione del conduttore prevista dall’art. 6 della legge n. 392/78, che obbliga il proprietario dell’immobile a continuare il rapporto negoziale, alle medesime condizioni economiche, con i soggetti che risultino conviventi dell’inquilino al momento del suo decesso. La terza sezione civile della Suprema corte, non essendoci nella disposizione normativa alcuna limitazione specifica relativamente al proprio ambito di applicazione, ha quindi condotto un’interpretazione in ragione dello scopo con essa perseguito dal legislatore. Come chiarito anche dalla Corte costituzionale (che, con la sentenza n. 404/88, aveva ampliato il novero dei soggetti ammessi al subentro ex lege, includendovi anche il convivente more uxorio) obiettivo della norma è quello di preservare il godimento dell’immobile adibito ad abitazione del nucleo familiare, inteso in senso ampio, del conduttore, costituendo una sorta di diritto all’abitazione. Secondo i giudici di legittimità non vi è quindi motivo per ritenere che tale diritto non debba estendersi ai conviventi del soggetto che già a sua volta abbia beneficiato del subentro nel contratto di locazione. Da una parte, infatti, non si rintracciano, come detto, indici normativi contrari a tale conclusione. Dall’altra, invece, si può ritenere che sia lo stesso principio costituzionale di eguaglianza di trattamento a imporre questo tipo di soluzione.

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