Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Locazioni, è urgente provvedere

 

Proclamato il messaggio che la pressione fiscale sull'immobiliare è in Italia (meglio: era) «particolarmente bassa» (ma la Banca d'Italia aveva usato l'espressione «relativamente bassa»: Il Foglio it, 24/11/11 – Cn n. 1/12) s'è abbattuta nel nostro Paese un'imposizione sugli immobili (meno che su alcune particolari forme di investimento immobiliare rimaste privilegiate) che non ha precedenti. In particolare, è stato colpito e penalizzato il settore delle locazioni: se si ipotizza il caso di un immobile abitativo locato con un contratto a canone libero soggetto all'aliquota media Ici del 6,5 per mille, l'applicazione della nuova Imu nella misura base del 7,6 per mille comporta per il locatore, considerato l'aumento del 60% della base imponibile, un aggravio fiscale pari all'87%; se poi il Comune interessato portasse l'aliquota, come già avvenuto a Parma, per esempio, al livello massimo consentito (10,6 per mille), l'aumento di imposta sarebbe pari al 161%. Se si ipotizza, invece, il caso di un immobile abitativo locato con un contratto a canone calmierato, soggetto all'aliquota media Ici del 4 per mille, l'applicazione della nuova Imu nella misura base del 7,6 per mille comporta un aggravio d'imposta per il locatore, sempre considerato l'aumento del 60% della base imponibile, del 204%; se poi il Comune interessato portasse l'aliquota al livello massimo consentito (10,6 per mille), l'aumento di imposta sarebbe pari al 324%. E l'aumento raggiungerebbe naturalmente livelli ancora più elevati nei casi di aliquota Ici inferiore al 4 per mille (a Parma, per esempio, l'aumento raggiungerà in alcuni casi l'800%).

L'imposizione di una tassazione di tipo patrimoniale (come s'è fatto, anche se qualcuno fa finta di non accorgersene e ancora chiede la patrimoniale), con valori catastali, in diversi casi, superiori a quelli di mercato, porta a risultati in alcune fattispecie addirittura drammatici, espropriativi di ogni reddito e, per chi aveva fatto un investimento per procurarsi una rendita per l'età matura, in assenza di altre provvidenze, espropriativi pressoché di ogni necessaria risorsa. Né la vendita del bene è cosa che possa farsi da un momento all'altro (specie in un periodo critico come l'attuale), pur essendo questo, a cose immutate, l'unico possibile sbocco per molti locatori. Così del resto ha dichiarato lo stesso sottosegretario Improta (Corsera, 13/1/12), intervistato dal citato quotidiano perché ritenuto, per così dire, un ricco proprietario: «Se non mi sbrigo a vendere un po' di appartamenti, rischio di lavorare per pagare le tasse».

La Confedilizia ha segnalato la situazione, con ripetuti interventi, a ogni possibile livello (governativo, parlamentare, politico).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un balzo in avanti. In parte previsto, ma che comunque apre una prospettiva diversa rispetto al pess...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Decontribuzione dal 50 al 100% per i lavoratori che usciranno dalla cassa integrazione del settore t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dica la verità, senatrice Bongiorno, ma la Lega vuole davvero i fondi del Recovery che sono legati ...

Oggi sulla stampa