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Lo sviluppo cerca la via

Settimana decisiva per la partita dello sviluppo. Nei prossimi giorni il Governo dovrà, infatti, trovare la quadra sulle misure per innescare nel Paese il processo di crescita, dopo una serie di manovre che hanno puntato soprattutto al contenimento delle spese in funzione anti-deficit. Diverse le proposte sul tappeto, che hanno trovato una loro prima formalizzazione nelle bozze di due decreti legge messi a punto dal ministero dello Sviluppo e ora sottoposti al vaglio dell’Economia. L’obiettivo della crescita deve infatti trovare un equilibrio con i costi che il traguardo comporta, che si traducono in minori entrate per l’Erario. Valutazione di cui si sta occupando la Ragioneria generale dello Stato.
Si prendano, per esempio, le misure sull’edilizia, con i ventilati interventi sul bonus ristrutturazioni. In questi casi, l’annunciato innalzamento della percentuale della detrazione Irpef dal 36 al 50% e il raddoppio del tetto massimo di spesa da poter scontare in dichiarazione, nel medio termine provoca un minor gettito. L’effetto sarebbe positivo per il 2013: per il prossimo anno la relazione tecnica allegata alla bozza del decreto stima, infatti, un saldo tra entrate e uscite fiscali positivo per 47 milioni (dal 36% elevato al 50%) e di 49 milioni per la conferma del bonus per il risparmio energetico del 55 per cento. Questo perché – si legge – «le maggiori entrate Iva, Irpef, Ires e Irap incidono per intero per ogni esercizio finanziario, mentre le minori entrate dovute alle detrazioni, essendo rateizzate per dieci anni si sommano nel tempo». In altre parole, i benefici dell’emersione dal nero delle imprese edili e comunque dei loro maggior incassi (e quindi del maggior gettito fiscale) sono immediati e concentrati in un unico anno, mentre le detrazioni dei contribuenti si diluiscono in dieci rate. E vanno ad appesantire soprattutto i mancati introiti di medio termine.
Dal 2015, però, il bonus del 50% costerebbe all’Erario una perdita di 580 milioni, che diventerebbero 894 nel 2016 e ben 1,2 miliardi nel 2017. A cui si dovrebbero aggiungere i 253 milioni in meno del 2015, 419 nel 216 e 586 nel 2017 del 55% stabilizzato. Tutti costi sui quali, appunto, la Ragioneria dello Stato sta riflettendo con attenzione.
Altrettanto pesante e quindi di difficilissima attuazione appare anche l’ipotesi di rendere detraibili al 100% gli interessi passivi sui mutui per la prima casa, oggi scontabili solo del 19%: una manovra che solo nel 2013 farebbe perdere allo Stato 1,113 miliardi. L’idea dell’esenzione dall’Imu per due anni dall’acquisto per le abitazioni sotto i 200mila euro costerebbe, invece, «solo» 113 milioni nel 2013.
Quella sulla casa non è l’unica misura pensata dal ministero dello Sviluppo per rilanciare l’economia. C’è, infatti, un pacchetto che riguarda anche le infrastrutture e i trasporti e un altro indirizzato soprattutto al riordino degli incentivi. In quest’ultimo ambito – diretto a favorire la crescita sostenibile e a creare nuova occupazione di qualità – trovano posto le proposte per aiutare le imprese in difficoltà a risollevarsi, a puntare sull’internazionalizzazione, anche attraverso nuove formule di finanziamento.
Per le infrastrutture, il ministro Corrado Passera vuole completare il lavoro di sostegno ai capitali privati avviato con il decreto liberalizzazioni. E quindi prevede, ad esempio, che anche le obbligazioni emesse dalle società di progetto possano beneficiare della ritenuta fiscale agevolata del 12,50%, così come quelle statali. Per rilanciare la trasformazione urbana si studia un «Piano città» affidato a una cabina di regia governativa con il compito di vagliare e finanziare (attraverso risorse per programmi urbani non utilizzate) progetti di riqualificazione. Al finanziamento delle opere portuali è poi destinata una quota dell’1% dell’extragettito Iva prodotto dai porti stessi.

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