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Lo «studio» vincola al modello

Con l’invio di Unico 2014, il 30 settembre scade il termine per la trasmissione telematica dei modelli “studi di settore” che riguarderà anche situazioni in cui l’applicazione Gerico non ha avuto effetto nell’analisi di congruità e/o di coerenza. Va infatti ricordato che, pur in presenza di una causa di esclusione, in quasi tutti i casi sussiste comunque l’obbligo di invio telematico del modello per quanto ai soli fini statistici (si veda la tabella a fianco). In situazioni residuali è invece necessario allegare il modello Ine. Rientrano in tale obbligo i soggetti che indicano la causa di esclusione riferita all’inizio attività e coloro che presentano ricavi superiori a 7,5 milioni di euro. I contribuenti “minimi”, non essendo soggetti né a studi né ai parametri, sono esonerati dall’obbligo di invio dei citati modelli.
Una causa di esclusione molto diffusa nella pratica è quella che riguarda il periodo di non normale svolgimento dell’attività. L’esimente non attiene solo alle fattispecie indicate nelle istruzioni ministeriali, in quanto le Entrate hanno chiarito che l’elencazione deve considerarsi indicativa e non esaustiva. Quindi, ogni qual volta eccezionali condizioni oggettive rendono nella sostanza non applicabile lo studio di settore al caso di specie, il contribuente può invocare l’esclusione, nel qual caso, il modello va comunque compilato e inviato telematicamente, indicando nelle note aggiuntive poste in calce, la descrizione della motivazione che ha impedito il normale svolgimento dell’attività.
Coloro che non dispongono di alcuni dati essenziali per il funzionamento di Gerico, devono limitarsi a salvare la posizione e trasmettere il modello. È il caso, ad esempio, di coloro che, pur avendo iniziato l’attività in un precedente periodo di imposta, non disponendo delle necessarie autorizzazioni, non hanno ancora effettuato alcuna operazione. In tal caso, mancando i ricavi dell’anno, è inibita la gestione delle sezioni del modello che richiedono informazioni in termini di percentuali sui ricavi. La pratica insegna che il fatto che il periodo di non normale svolgimento dell’attività costituisca una causa di esclusione “aperta”, può tentare qualcuno a forzarne l’applicazione. Va comunque tenuto presente al riguardo che, ai sensi della lettera d-ter), dell’articolo 39 del Dpr 600/73, l’indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità non veritiere, può spalancare le porte ad un accertamento induttivo puro da parte delle Entrate. È quindi consigliabile cautela.
Da qualche tempo è previsto che gli studi di settore si debbano comunque applicare anche in caso di cessazione e inizio dell’attività da parte dello stesso soggetto. Ciò si verifica se l’attività riprende entro sei mesi dalla data di cessazione, nonché quando l’attività costituisce «mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti». Sono da considerarsi casi di mera prosecuzione di attività quelli derivanti da operazioni di: acquisto o affitto d’azienda; successione o donazione d’azienda; trasformazione, scissione e fusione. Nel caso di prosecuzione, peraltro, occorre verificare la sussistenza del requisito dell’omogeneità sostanziale dell’attività rispetto alla precedente. In questi casi è prevista la gestione di un’apposita sezione del modello nella quale deve essere segnalata la situazione che ha interessato il contribuente e il numero di mesi di svolgimento effettivo dell’attività, per consentire al sistema di “ragguagliare” la stima di Gerico all’effettivo periodo di operatività. Il soggetto che nel corso dell’anno cessa l’attività prevalente continuando a esercitare quella secondaria (non ricompresa nel medesimo studio di settore), rientra invece nella causa di esclusione costituita dalla modifica in corso d’anno dell’attività esercitata (circolare n. 30/E/2013).
Per i soggetti multiattività è previsto che se i ricavi:
– derivanti dalle attività non prevalenti sono uguali o inferiori al 30% di quelli complessivi, lo studio di settore dell’attività prevalente può essere utilizzato in fase di accertamento;
– derivanti dalle attività non prevalenti sono superiori al 30% di quelli complessivi, lo studio di settore dell’attività prevalente può essere utilizzato soltanto ai fini della selezione delle posizioni da sottoporre a controllo.
Anche coloro che rientrano nella seconda ipotesi sono comunque tenuti a inviare il modello relativo al codice dell’attività prevalente, compilando il prospetto delle “Imprese multiattività”. Le Istruzioni chiariscono che i dati (contabili ed extracontabili) dovranno essere forniti tenendo comunque conto del complesso dell’attività esercitata.

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