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Quando lo studio perde un pezzo

Consensuale o meno, il divorzio tra partner di uno studio professionale va letto come un’emergenza. Solo raramente le separazioni, peggio ancora gli spin off che possono coinvolgere un intero dipartimento, sono preparate con il tempo e la trasparenza che il caso richiederebbe.
La letteratura specializzata, soprattutto quella che racconta le vicende delle law firm, è ricca di casi più o meno eclatanti. E infatti ci sono strutture che, per evitare sorprese, hanno blindato la parnership dei soci con una penale a carico di chi lascia prima di un tempo stabilito. In ogni caso, la partenza di un socio, peggio se seguito da un gruppo di collaboratori, apre uno stato di crisi che si riverbera sull’intera struttura.
Il portafoglio clienti
Gli aspetti problematici da gestire sono tanti e possono anche riguardare la sede che, in caso di partenza di più persone e con i clienti, può rivelarsi improvvisamente troppo onerosa. Ma cominciano dalle ricadute sul portafoglio degli incarichi. «I clienti, e il fatturato che deriva dalla loro gestione, sono ovviamente il primo pensiero», nota l’avvocato Elisabetta Mina, fondatrice con Marina Lanfranconi di Milalegal, proprio come spin off di un altro studio legale (M&R), nel 2013. «Poi ci si accorge di questioni meno appariscenti, ma strategiche, come l’accesso alle banche dati di contratti, ai dati dei clienti e, non secondaria, la questione del marchio. Spesso i nomi dei partner lo compongono o sono presenti in acronimo. In quel caso, di solito ci si rifà ad accordi preventivi, specie di contratti prematrimoniali».
Gestire la comunicazione
Tra i tanti aspetti da gestire, la comunicazione è particolarmente delicata e da affrontare con strategie su misura. «Le situazioni che si creano possono essere molto diverse. Vanno curate con estrema delicatezza e con strategie progettate ad hoc», spiega Marianna Valletta, che con il suo studio di relazioni pubbliche assiste prevalentemente commercialisti e avvocati e ha supportato alcuni casi di spin off.
In genere, è il caso di aprire uno stato di crisi. «Non è unicamente una questione di fatturato – aggiunge l’esperta -. È in gioco anche un fondamentale bene immateriale: il marchio. Per chi resta è importante mantenerne il posizionamento sul mercato, capire come cambia la percezione ed eventualmente intervenire con una comunicazione adeguata. Un lavoro che va fatto anche sul personal brand del partner che rimane».
La gestione della separazione dal punto di vista della comunicazione prevede l’incanalazione di flussi informativi ben calibrati nei confronti del mondo dell’informazione, ma anche dei dipendenti e dei clienti. «La partenza di una o più persone di rilievo – nota Ilaria Cau, professionista con alcune importanti esperienze di questo tipo nel curriculum –, soprattutto se non gestita, destabilizza. Una simile situazione invece merita di essere affrontata con calma e lucidità, con parole soppesate». Un passaggio da gestire con azioni preventive e consensualmente, cosa che raramente succede. «Eppure – aggiunge Marianna Valletta – la creazione di un contesto non bellicoso è vincente e proficuo per tutte le parti in gioco».
Per chi va via e dà vita a un’attività ex novo, anche solo sul fronte del marketing e della comunicazione è tutto da fare. Posizionarsi con un’identità forte e distintiva, commissionare il marchio e l’immagine coordinata, lavorare al sito, alle piattaforme social e ai relativi contenuti. E scegliere la sede adeguata. «L’ambiente in cui si lavora riflette i valori di marchio – conclude Ilaria Cau –. Si può puntare anche su questo aspetto per sottolineare la scelta identitaria dello studio».

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