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Lo studio fa il check-up al cliente

Adeguata verifica. Sono le due parole intorno alle quali ruotano gli adempimenti antiriciclaggio dei professionisti. Dottori commercialisti ed esperti contabili, consulenti del lavoro, notai, avvocati e qualunque altro soggetto fornisca consulenze in materia di contabilità, tributi, trust e società in genere non devono rintracciare prove certe di un reato compiuto sostituendosi alle forze dell’ordine, ma semplicemente segnalare operazioni ritenute sospette.
L’attività propedeutica all’individuazione di possibili anomalie da segnalare all’Uif (Unità d’informazione finanziaria) è, in pratica, un check-up del cliente. In particolare, l’obbligo di identificazione e adeguata verifica scatta quando:
– la prestazione professionale ha valore pari o superiore a 15mila euro, anche se siano effettuate con più operazioni purchè appaiono collegate tra loro;
– la prestazione è di valore indeterminato o indeterminabile (in questa ipotesi rientrano la costituzione, gestione o amministrazione di società, enti, trust o soggetti giuridici analoghi);
– c’è sospetto di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, a prescindere da qualunque valore, deroga o soglia;
– sussistono dubbi sulla veridicità o sull’adeguatezza dei dati identificativi che il cliente ha comunicato.
È il cliente a dover fornire tutte le informazioni necessarie per consentire il controllo previsto, rimanendo sempre l’unico responsabile di ciò che ha comunicato. Il professionista è, però, tenuto a riscontrare, per quanto possibile, la veridicità dei dati anche attraverso richiesta di conferma a collaboratori o l’utilizzo di altri canali ritenuti attendibili (Internet, banche dati).
Le regole antiriciclaggio prevedono anche l’obbligo di identificare il titolare effettivo della transazione o dell’operazione per la quale è stata richiesta la consulenza. Che significa? È necessario accertarsi quale sia il soggetto che, in ultima istanza, risulta il beneficiario.
Per rispettare a pieno titolo l’obbligo di verifica, occorre in qualche modo “pesare” la controparte anche attraverso l’approccio basato sul rischio. In pratica, si deve considerare il tipo di operazione per la quale il cliente ha chiesto assistenza.
Il compito del professionista è un esame sulla “normalità” dell’operazione, la compatibilità della stessa con il soggetto richiedente. Va quindi verificata, per esempio, l’eventuale corrispondenza tra l’investimento e le reali disponibilità finanziarie del cliente.
Le informazioni reperite nell’adeguata verifica devono essere registrate entro 30 giorni su un archivio informatico o sul registro cartaceo della clientela (la modalità da utilizzare non è vincolante). Il registro va conservato per 10 anni dalla fine del rapporto continuativo o della prestazione professionale.

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