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Lo studio associato paga l’Irap

L’esercizio in forma associata della libera professione paga sempre l’Irap. Il recente intervento sul tema contenuto nella sentenza n. 731/2016 delle Sezioni unite della Corte di cassazione non rappresenta un nuovo orientamento ma soltanto la conferma di quanto già sostenuto sia dalla giurisprudenza che dalla stessa amministrazione finanziaria.

È questa, in estrema sintesi, il contenuto della risposta fornita ieri in commissione finanze della Camera dal viceministro all’economia, Luigi Casero, al question time formulato dall’on. Sestino Giacomoni.

L’interrogazione chiedeva chiarimenti interpretativi circa l’assoggettamento o meno all’Irap da parte delle associazioni professionali, degli studi associati e delle società semplici esercenti attività di lavoro autonomo. La richiesta di chiarimenti si rendeva necessaria alla luce della citata sentenza delle sezioni unite che, contraddicendo circa la sussistenza o meno del requisito dell’autonoma organizzazione, ha precisato che tali forme aggregate per l’esercizio dell’attività professionale devono ritenersi sempre soggette all’imposta regionale sulle attività produttive.

Tale nuovo orientamento giurisprudenziale – ribadisce la domanda formulata al vice ministro – rischierebbe di esporre molti contribuenti non solo al versamento dell’Irap arretrata, ma anche delle sanzioni e degli interessi, nonostante che per questi ultimi si sia possibile invocare la non debenza giustificata dalla suddetta incertezza interpretativa.

Di diverso avviso il tenore della risposta fornita invece dal vice ministro secondo il quale, diversamente da quanto rappresentato nel question time, sull’assoggettamento all’irap delle attività professionali svolte in forma associata non vi sono mai state incertezze, né dal punto di vista della interpretazione della giurisprudenza di legittimità, né da parte della prassi amministrativa.

Anche il recente intervento delle sezioni unite – ricorda Casero – ha precisato unicamente che il requisito dell’autonoma organizzazione assume rilevanza soltanto nell’ipotesi di esercizio dell’attività professionale in forma autonoma essendo invece in re ipsa l’assoggettamento ad Irap delle attività in forma collettiva o associata.

Nessun ripensamento della suprema corte dunque ma semmai una ulteriore conferma della correttezza dell’operato degli uffici che hanno sempre disconosciuto il non assoggettamento all’irap di tali realtà organizzate.

Nonostante ciò il vice ministro ha assicurato che gli uffici dell’amministrazione finanziaria approfondiranno la tematica segnalata dagli interroganti «al fine di individuare soluzioni idonee a contemperare le esigenze dei contribuenti e le pretese erariali». Nonostante le buone intenzioni è difficile però ipotizzare che non verranno richieste sanzioni ed interessi agli studi associati che non hanno versato l’Irap.

Andrea Bongi

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