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Lo stress test sul risparmio all’esame dei gestori

Mantenere i nervi saldi e non lasciarsi vincere da panico ed emotività. Una regola sempreverde: facile a dirsi, molto meno da applicarsi quando i mercati finanziari affondano e sembrano tremare fin dalle loro fondamenta come nelle ultime settimane. Gli esperti del mondo degli investimenti intervistati da Il Sole 24 Ore sembrano ricorrere alle indicazioni consuete, comunque convinti che, per quanto possa essere profonda la voragine scavata dei listini, la storia ha dimostrato che le perdite sono sempre state recuperate in un lasso di tempo ragionevole.

E se non manca fra di loro chi ritiene che la crisi scatenata dalla diffusione dell’epidemia di coronavirus sia diversa dalle precedenti e consiglia di mantenere liquidi i portafogli, oppure chi addirittura invoca la chiusura dei mercati azionari per salvaguardare da una parte i risparmi delle famiglie e per dirottare dall’altra le attenzioni di chi governa lontano dalle Borse e più vicino ai bisogni reali della popolazione, la maggior parte dei gestori – molti di loro sulla base di un’esperienza pluridecennale – suggerisce di iniziare a valutare un comportamento di nuovo propositivo nei confronti di azioni e in generale di asset a rischio.

Naturalmente l’avvicinamento presuppone l’osservanza di un atteggiamento di massima cautela e deve soprattutto essere preceduto da un’attenta analisi dei principi che risiedono alla base dell’investimento. Occorre quindi prima effettuare un esame accurato del proprio attuale portafoglio (e dei costi dei prodotti in esso contenuti), poi valutare le motivazioni che sottostanno all’impiego del capitale: obiettivi, orizzonte temporale e capacità di tollerare la volatilità e le perdite che si sperimentano in fasi come quella attuale. Soltanto a questo punto il risparmiatore potrà trovare la risposta, che è differente per ciascuno.

L’incertezza è comunque ancora così elevata che il rientro in Borsa dovrà avvenire con gradualità e a piccoli passi, evitando di cercare di cogliere l’attimo fuggente e sfruttando le classiche strategie – piani di accumulo o decumulo a scadenze prefissate – che i gestori propongono e che hanno dato prova di funzionare in modo più efficiente in un passato «normale».

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