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Lo strano salvataggio Hsh Da Berlino 3 miliardi di aiuti

Quello fra Roma e Bruxelles sui problemi delle banche somiglia sempre di più un dialogo fra sordi. Ieri, in modo più o meno implicito, la Commissione europea ha lanciato un segnale verso l’Italia: vi avremmo aiutato a costruire un salvataggio senza intoppi degli istituti in difficoltà e una «bad bank» per i crediti inesigibili in tutto il sistema, se ci aveste ascoltato.
Non è così che è stato capito a Roma negli ultimi mesi il messaggio dei tecnici di Margrethe Vestager, il commissario Ue alla Concorrenza; l’impressione nei negoziatori italiani è che da quegli uffici continuassero ad arrivare piuttosto contestazioni sempre diverse per presunti aiuti di Stato, con il risultato di bloccare sia l’intervento complessivo sulle sofferenze bancarie che il salvataggio di Banca Marche, Carichieti, Carife e Etruria, gli istituti in crisi.
L’ironia del calendario vuole adesso che una soluzione per quelle quattro banche sia vicina proprio pochi giorni dopo un’altra operazione, a cui la Commissione Ue ha dato via libera senza opporre le stesse obiezioni: il salvataggio della banca tedesca HSH Nordbank. Questo istituto controllato dal Land dello Schleswig-Holstein e dal Comune di Amburgo, molto esposto in crediti alla navigazione mercantile, è in crisi da anni e dal 2011 aveva ricevuto due ondate successive di aiuti sotto forma di garanzie dello Stato tedesco. Quindi un anno fa HSH Nordbank ha passato con «voti» bassi ma senza contestazioni, a differenza di varie banche italiane, anche gli esami di solidità della Banca centrale europea.
Alla fine la frenata del commercio del 2015 ha deciso per HSH Nordbank: sempre rimasta sotto i radar europei, quest’autunno stava per saltare. Di qui la decisione della Commissione Ue del 19 ottobre, con il via libera all’attivazione di nuove garanzie dello Stato tedesco da 3 miliardi, che permettano ai manager di HSH di andare a una vendita o in liquidazione ordinata. Sembra una vicenda di segno opposto, rispetto a quella di Banca Marche, Carichieti, Carife e Etruria. Nel caso italiano i finanziamenti da due miliardi per la ricapitalizzazione sono privati (appartengono alle banche tramite il fondo di garanzia) ma la Commissione Ue li ha considerati aiuto di Stato se c’è un ruolo del governo nel determinarne l’impiego. Soprattutto, nel caso italiano Bruxelles aveva chiesto che certi obbligazionisti e (potenzialmente) i depositanti sopra i 100 mila euro partecipassero al salvataggio. Nel caso tedesco invece i fondi erano tutti pubblici: garanzie dello Stato per tre miliardi. Eppure la Commissione Ue non ha chiesto di colpire obbligazionisti o correntisti, facilitando così di molto l’operazione. Il motivo? Quello tedesco sarebbe solo il prosieguo di una serie di salvataggi iniziati anni fa, prima che le regole sugli aiuti di Stato alle banche toccassero anche i creditori. Evidentemente i salvataggi precedenti non sono bastati a HSH. Ma iniziare a sbandare da prima e farlo per molti anni, in questa Europa, a volte sembra persino un titolo di merito. Da premiare.

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