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Lo stop all’Iva pesa sugli acconti

Un rinvio dell’aumento dell’aliquota Iva dal 21 al 22% di tre mesi: dal 1° luglio al 1° ottobre 2013. Che è ancorato a una “copertura fiscale”. Con il ricorso a una tassa sulle sigarette elettroniche, pari al 58,5% del prezzo di vendita al pubblico, dalla quale però dovrebbero arrivare nuove entrate solo per il 2014. E, soprattutto, con un aumento degli acconti Irpef e Irap su persone fisiche e società di persone dal 99% al 100% e degli acconti Ires e Irap sulle società al 101 per cento. Ai quali si aggiungerebbe la lievitazione al 110% di quelli dovuti da aziende e istituti di credito sulle ritenute sugli interessi e sui redditi di capitale (si vedano anche i servizi a pagina 2). Almeno sulla base della bozza d’ingresso del decreto legge che, dopo un’intensa trattativa non priva di tensioni nella maggioranza, ha ottenuto l’ok del Consiglio dei ministri.
Il rinvio dell’aumento Iva è stato inserito nel provvedimento sul pacchetto occupazione. Con la possibilità di prolungare, come ha detto lo stesso premier Enrico Letta, lo slittamento di altri tre mesi, al 1° gennaio 2014, facendo leva su emendamenti della maggioranza (ma non solo) durante il cammino parlamentare del Dl e su nuove coperture. Il tutto in attesa di giungere a una probabile riconfigurazione complessiva dell’Iva (redistribuzione di aliquote e “paniere”) di fatto auspicata dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Un percorso all’insegna di quel “rinvio di tre mesi più tre”, dunque, su cui è stata raggiunta l’intesa nel vertice di notturno di martedì tra Letta e Silvio Berlusconi (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri).
Anche la copertura faticosamente individuata per il primo rinvio di tre mesi, con limature proseguite fino a ieri pomeriggio, è considerata dal ministero dell’Economia «non blindata». In altre parole, se il Parlamento troverà soluzioni alternative compatibili con i paletti fissati dalla Ragioneria generale dello Stato, dal ministro Saccomanni non arriverà un no.
Il Pdl, per nulla entusiasta degli aumenti degli acconti, sembra già pronto a dare battaglia. «Ci dispiace dare giudizi severi nei confronti del ministro Saccomanni, in quasi due mesi di governo ci saremmo aspettati di più», afferma il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta. Che sul nodo risorse aggiunge: «Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di partite di giro, al limite del raggiro, il passaggio parlamentare, quindi, non potrà che correggere e rendere più serie le coperture».
Dal ministero dell’Economia comunque si precisa che l’aumento degli acconti «non si traduce in tasse in più, si tratta piuttosto di un’anticipazione, appunto di un acconto, ma non di un aumento di pressione fiscale». E si ribadisce la disponibilità a discutere in Parlamento, non senza aver ricordato, come hanno fatto Letta e Saccomanni in conferenza stampa, che le misure adottate finora, incluso il rinvio dell’Iva, puntano a «creare sostegno alla domanda interna» stando attenti «a non sfasciare i conti pubblici». A confermare che il testo non è blindato è il ministro Dario Franceschini: «Le coperture che il Governo propone per fronteggiare il mancato aumento dell’Iva per tre mesi sono come sempre migliorabili dal Parlamento».
La copertura, che per lo slittamento dell’Iva ammonta complessivamente a poco più di un miliardo (1.060 milioni) e che solo per il 2014 dovrebbe essere alimentata dalla tassa sulle sigarette elettroniche (circa 115 milioni), dovrà in ogni caso essere adeguata. Anche perché la Commissione europea ha già fatto sapere, attraverso Simon ÒConnor, portavoce del commissario agli Affari economici Olli Rehn, di aver bisogno di capire come coprire il buco nei conti che si crea con il rinvio dell’Iva prima di commentare la misura». Ma Saccomanni ha subito rassicurato Bruxelles: «Le garanzie le abbiamo già date oggi in Consiglio dei ministri, tutto è fatto dentro gli impegni Ue, non ci sono sforamenti né nuovi debiti».
Partita nella partita quella sulla tassa sulle sigarette elettroniche, le cosiddette e-cig. La bozza d’ingresso prevede che «i prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati nonché i dispostivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo, sono assoggettati a imposta di consumo nella misura pari al 58,5 per cento del prezzo di vendita al pubblico». Immediata le reazione degli operatori del settore. Con l’Anafe (Associazione nazionale fumo elettronico) che parla di «assurdità».

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