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Lo Stato va online: certificati in 48 ore

Una «rivoluzione copernicana» che rovescerà il rapporto tra cittadini e Pubblica amministrazione. Matteo Renzi annuncia il riesame da parte del Consiglio dei ministri del disegno di legge sulla Pubblica amministrazione che completa il pacchetto di norme che comprende il decreto sulla P.a., che sta iniziando invece il suo iter di conversione in Parlamento. 
All’interno del disegno di legge, il cui scopo è la semplificazione dell’organizzazione del lavoro e del rapporto con il cittadino che riceverà i certificati online o a casa entro 48 ore dalla richiesta, è stata inserita, dice il premier, la norma che assegna a palazzo Chigi il potere sostitutivo nei confronti dei ministeri che tardano a emanare i provvedimenti attuativi di secondo livello. Una norma che avrebbe dovuto già aver visto la luce, come ammette Renzi: «La prima ipotesi era l’inserimento della norma nel decreto sulla P.a. poi abbiamo convenuto di non metterla». Una decisione, precisa il premier, presa «in Consiglio dei ministri: non c’è stato nessun tipo di intervento esterno», una chiara smentita dell’ipotesi che a bloccare la norma potesse essere stato il Quirinale, perché non ci sarebbero stati i requisiti di necessità e di urgenza. «Certo — ha aggiunto il presidente del Consiglio —, la norma avrebbe un suo grado di urgenza, ma ora ci riserviamo di valutare» anche sulla base del lavoro della task force che ha iniziato a lavorare presso il ministero per l’Attuazione del programma.
Proprio la task force ha appena aggiornato la lista contenente il numero dei provvedimenti attuativi mancanti, pubblicata dal Corriere , che era ferma al 18 giugno: «Da un’analisi dettagliata — ha riepilogato Renzi — ci sono 752 leggi da disciplinare: 286 di Monti, 304 di Letta e 162 nostre, il 60% delle quali in scadenza». Il rimedio trovato è quello che «all’inizio di ogni Consiglio dei ministri, il responsabile dell’Attuazione del programma individuerà nome e cognome del ministro responsabile» e i numeri dei decreti attuativi. «È inutile fare leggi se non si applicano: è allucinante» ha concluso Renzi. Insomma, da subito funzionerà solo questo richiamo formale in Consiglio dei ministri. Per il potere sostitutivo si dovrà aspettare l’iter del disegno di legge delega, ben più complesso di quello di un decreto.
Ma cosa c’è nella delega sulla Pa? La bozza, che era già pronta all’inizio di giugno e aveva subito un primo esame, si divide in tre parti: organizzazione della Pa, norme sul personale e semplificazioni. Il primo capitolo dunque punta a riorganizzare la macchina dello Stato, con la riduzione degli uffici non essenziali, la ridefinizione delle risorse, la riduzione delle spese. Dalla delega dovranno poi derivare norme che dimensionano la nuova dirigenza, l’inquadramento, i concorsi, la formazione, la responsabilità. L’ultimo capitolo è quello sulle semplificazioni, che è molto ambizioso, perché punta a recuperare il gap tecnologico degli uffici e un buon rapporto con il cittadino. Ma le norme riguarderanno anche la regola del silenzio-assenso tra ministeri e la riforma dell’attuale meccanismo della conferenza di servizi, e poi il riordino delle partecipazione pubbliche, cui sta lavorando il commissario alla spending review , Carlo Cottarelli.
Certo alcune di queste norme non saranno indolore, come del resto quelle del decreto sulla Pubblica amministrazione che hanno registrato una levata di scudi dei sindacati, cui, tra l’altro, sono stati dimezzati i permessi. «Nel giorno in cui abbiamo cancellato per la prima volta la figura tradizionale dei senatori eletti con il sistema del bicameralismo perfetto — ha commentato Renzi —, figuratevi se abbiamo paura di dimezzare il monte ore dei permessi sindacali».

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