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Lo stato si intrufola in sala giochi

 di Gianni Macheda 

Lo stato entra in sala gioco. In passato lo ha fatto per dettare le regole e stabilire quanto del «giro» deve finire nelle casse erariali. Ora, invece, lo fa per rendere più efficaci i controlli. I dipendenti dei Monopoli di stato, infatti, potranno «spacciarsi» per giocatori e, utilizzando denaro attinto da un apposito fondo, costituito con le risorse dell'Agenzia, effettuare operazioni di gioco presso locali in cui si effettuano scommesse o sono installati apparecchi da intrattenimento. Tutto ciò, appunto, a fini di controllo, e con la possibilità che anche il personale della polizia di Stato, i Carabinieri e la Guardia di finanza si uniscano alle operazioni. Si tratta di una delle disposizioni interenti i Monopoli contenute nella bozza di decreto sulle semplificazioni fiscali che venerdì andrà in Consiglio dei ministri (si vedano in tabella le novità interenti l'Agenzia delle dogane e quella del territorio). Sempre in tema di giochi, da segnalare l'attribuzione al Tar Lazio-Roma della competenza funzionale del contenzioso in materia e la previsione anche per i provvedimenti del direttore generale di Monopoli, che la pubblicazione sul sito internet dell'Amministrazione tiene luogo della pubblicazione in G. U. Prevista anche l'estensione del controllo della documentazione antimafia anche nei confronti di familiari (parenti e affini entro il terzo grado) dei rappresentanti legali delle società concessionarie in materia di giochi. Per quanto riguarda invece il Demanio, la bozza di decreto trasferisce le funzioni di gestione delle aziende confiscate dall'Agenzia del demanio all'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati la quale potrà conferire apposito incarico a società a totale o prevalente capitale pubblico per le esigenze connesse alla gestione delle predette aziende confiscate. Altro intervento riguarda il di chiarimento dell'articolo 158 del dpr 30 maggio 2002, n. 115, il quale prevede che nel processo in cui è parte un'Amministrazione pubblica le spese di giustizia (come il contributo unificato, l'imposta di bollo ovvero le spese forfetizzate per le notificazioni) sono ammesse alla prenotazione a debito e pertanto vengono versate solo se l'Amministrazione si rivelerà soccombente. Ma visto che le cancellerie di alcuni uffici giudiziari dubitano che tale disposizione possa applicarsi anche all'Agenzia del demanio, la nuova disposizione punta a fare chiarezza escludendo l'Agenzia.

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