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Lo Stato riesce a incassare solo nove euro su cento

Fisco, la cassa piange. La fredda contabilità dei numeri depositati ieri dal Tesoro in commissione Finanze della Camera fa emergere che su 807,7 miliardi iscritti a ruolo dal 2000 al 2012 solo 69,1 miliardi sono entrati nelle casse dello Stato. Il che vorebbe dire che su 100 euro contestati meno di 9 finiscono all’Erario. Non solo. Di questa montagna di euro sottratti all’evasione 193,1 miliardi hanno dato luogo a sgravi: in sostanza non erano contestabili a cittadini, imprese e contribuenti. Il che porta il conto a un residuo da recuperare pari a 545,5 miliardi.
Un dato già reso noto nelle scorse settimane dal direttore dell’agenzia delle Entrate, Attilio Befera, nel corso di un’audizione proprio in commissione Finanze della Camera, e su cui ieri con un question time il presidente della Commissione, Daniele Capezzone (Pdl), e il vicepresidente Enrico Zanetti (Scelta civica) hanno chiesto chiarimenti.
Dalla risposta fornita dal viceministro all’Economia Luigi Casero, emerge anche che dei 545 miliardi ancora da recuperare oltre 107 derivano da ruoli emessi a carico di di soggeti falliti, mentre 20,8 miliardi sono sospesi (perché oggetto di ricorsi nelle commissioni tributarie) e poco meno di 19 miliardi sono stati rateizzati dai contribuenti perché ritenuti da Equitalia in grave difficoltà economica.
Altro particolare che emerge dalla fotografia scattata dal’Economia sugli ultimi 12 anni di riscossione è che l’80% dei ruoli da incassare riguarda i grandi debitori, cioè i contribuenti con debiti statali pari o superiori a 500mila euro: «si tratta – ha spiegato Casero – di 121.409 soggetti per un carico netto residuo da riscuotere pari a 452 miliardi di euro».
Il viceministro, nella sua risposta sottolinea anche come l’impatto della riscossione «possa essere stimato solo dopo il decorso di un significativo intervallo temporale». E in questo senso dai dati emerge che «decorso un decenio dall’affidamento del carico all’agente della riscossione, il dato del riscosso tenda strutturalmente ad attestarsi intorno al 20 per cento.
Va comunque ricordato che le difficoltà nell’incassare dipendono da più fattori. Ci sono quelli che hanno cessato l’attività o sono falliti dopo la consegna del ruolo o i nullatenenti o ancora le più classiche “teste di legno” contro cui Equitalia non può agire. O ancora i soggetti deceduti. E poi, ovviamente ci sono quelli che non pagano.
Dall’altro lato c’è chi, invece, pone l’accento sulla qualità degli accertamenti. «Come ha spesso evidenziato la stessa agenzia delle Entrate – ha spiegato Enrico Zanetti – la riscossione è l’atto finale di una filiera produttiva che parte dall’accertamento e gli esiti non soddisfacenti in termini di incassi, nonostante gli ultimi cinque anni passati a inasprirli, non possono che essere legati a problemi che riguardano anche la qualità degli accertamenti». Ma attenzione sulla base dei dati forniti dal Tesoro, ha concluso Zanetti, «dei 545 miliardi di ancora da incassare lo stato ne recuperarà 55 di qui al 2024. Nessun tesoretto, dunque, e ancora tanto lavoro da fare».

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