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Lo Stato prepara la cura dimagrante per sedi e uffici

Il nuovo volto della pubblica amministrazione. È quello che uscirà dall’operazione di revisione della spesa, su cui in settimana il commissario Enrico Bondi farà un primo resoconto al presidente del Consiglio, Mario Monti, e al comitato interministeriale che ha il compito di coordinare la spending review. L’obiettivo è arrivare, entro fine anno, a ridurre i costi della burocrazia di 4,2 miliardi, impegno che nel medio-lungo periodo si tradurrà anche in un profondo riassetto delle strutture.
Riorganizzazione che, tra misure in corso e annunciate, si può già delineare. A cominciare dalle amministrazioni più direttamente coinvolte dal taglio dei costi. Le Forze armate, per esempio, finiranno per avere un volto molto diverso. Le linee guida sono accennate nel disegno di legge delega presentato dal ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, provvedimento ora all’esame del Senato.
Uno degli interventi annunciati riguarda proprio l’assetto strutturale, con una ridimensionamento in sei anni di almeno il 30% delle componenti logistiche, operative e formative di tutte le Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri. Di Paola ha avuto modo di chiarire, nel corso delle audizioni in Parlamento, che tale obiettivo si può conseguire attraverso «la riduzione delle strutture centrali e periferiche e l’accorpamento delle varie filiere che oggi sono separate e distribuite sul territorio (la filiera formativa, la filiera operativa, la filiera addestrativa e quella territoriale)». Intervento a cui si accompagna la riduzione sia del personale militare, che entro il 2024 dovrà scendere a 150mila unità (dalle 183mila attuali) sia di quello civile, che nello stesso arco di tempo dovrà passare dagli attuali 30mila a 20mila addetti.
Una sensibile riorganizzazione toccherà pure all’amministrazione della giustizia, operazione già in corso in virtù della delega conferita al Governo dalla legge 148/2011. I versanti interessati dal riassetto sono due: quello dei giudici di pace, il cui taglio è già a uno stadio avanzato, perché il decreto è all’esame del Parlamento, e l’altro delle circoscrizioni giudiziarie, la cui rivisitazione è ancora in fieri ma che il Guardasigilli Paola Severino ha intenzione di presentare in tempi brevi (si veda anche l’articolo sotto).
Restando agli interventi in cantiere, anche nella scuola e nella sanità la ricerca dei costi superflui finirà per ridisegnare la fisionomia dei due settori. Nell’istruzione l’obiettivo è rivedere la geografia degli istituti, agendo su quelle scuole con meno di 500 studenti. L’accorpamento dei plessi dovrebbe tagliare circa 2mila posti di dirigente scolastico e contribuire a raggiungere il traguardo, a partire dal prossimo anno, di una riduzione del 10% dei costi di gestione degli immobili. Il nuovo assetto delle scuole dovrebbe essere pronto per settembre, ma il condizionale è d’obbligo, perché non tutte le regioni hanno messo mano alla riorganizzazione dei piccoli istituti.
Altrettanto dicasi per il taglio dei piccoli ospedali, misura non da ora invocata per ridurre i costi della sanità. Anche qui la situazione è variegata, con regioni che da tempo, per ripianare il deficit sanitario, hanno provveduto a cancellare o riconvertire la rete ospedaliera e altre che, invece, ancora non si sono mosse. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha tuttavia rilanciato l’intervento sui piccoli ospedali come uno degli obiettivi da inserire nella revisione della spesa per la salute, dando pure la tempistica per portarlo a termine: ottobre 2013.
Si prepara a cambiare profondamente anche la fisionomia delle prefetture, che saranno interessate da un’opera di riduzione e accorpamento, così da passare dal modello attuale di un ufficio in ogni capoluogo di provincia a un sistema che consenta di servire bacini di utenza di almeno 350mila abitanti. Il risparmio atteso è superiore a cento milioni di euro.
Nuovo identikit anche per altri organismi locali: province, comuni e municipalizzate. Nel primo caso, accantonata l’ipotesi di una cancellazione radicale, si è scelta la strada del riassetto, con organismi più snelli – da eleggere con regole completamente nuove, che garantiranno un risparmio complessivo di circa 320 milioni – e che saranno funzionali esclusivamente all’attività dei municipi. La manovra sui comuni interesserà quelli di piccole dimensioni, al di sotto dei mille abitanti, che dovranno unirsi così da esercitare le funzioni amministrative e i servizi pubblici in forma associata. E anche per le public utilities l’organizzazione futura potrà essere diversa, a cominciare dall’invito rivolto dalla manovra di Ferragosto (Dl 138/2011) agli enti locali di privatizzare i servizi in cambio delle risorse del fondo infrastrutture.

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